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Cicloni sul Mediterraneo

Articolo del 20 agosto 2022

Il Mediterraneo non è mai stato così caldo come oggi, tanto caldo da generare addirittura dei cosiddetti Medicane, degli uragani simili a quelli che fino a qualche anno fa nascevano quasi esclusivamente nelle regioni tropicali. Ma perché registriamo ondate di calore così estremo da oltrepassare oramai spesso i 40°C, se la temperatura media del nostro pianeta è aumentata solo di 1.2°C?

  1. La terraferma si riscalda più in fretta del mare. Se paragoniamo le medie del periodo che va dal 1850 al 1900, con quelle del decennio fra il 2011 e il 2020, sulla terraferma la temperatura è aumentata in media di 1,59°C, mentre quella dei mari è aumentata di “solo” 0,88°C. Gli oceani, che occupano i tre quarti del nostro pianeta, tirano dunque giù la media. Noi, però, viviamo sulla terraferma e subiamo quindi un riscaldamento medio più forte rispetto al dato globale. Va poi notato che, contrariamente alla terraferma, gli oceani immagazzinano il calore assorbito anche a grandi profondità, ciò a causa delle correnti marine. Essi fungono quindi da vere e proprie “batterie”, che accumulano calore sul lungo termine. Vale infine la pena ricordare che, se non ci fossero gli oceani che finora hanno assorbito oltre il 90% del calore in eccesso provocato dal nostro utilizzo di combustibili e carburanti fossili, l’aria che ci permette di vivere sul nostro pianeta si sarebbe già riscaldata, non di 1,59°C, bensì di ben 22°C.
  2. La media non rispecchia la realtà sul terreno: esistono regioni del nostro pianeta che si riscaldano molto più velocemente di altre. Un esempio sono le aree montane e le zone artiche. Qui la scomparsa della neve e dei ghiacciai di colore chiaro, che riflette verso lo spazio una parte importante dei raggi solari, lascia il posto a superfici più scure, che assorbono maggiormente il calore del sole e che accelerano quindi il riscaldamento. A dimostrazione di questo fenomeno basta collocare in pieno sole due oggetti: uno di colore bianco e uno di colore nero. Dopo una manciata di minuti toccateli e vedrete che quello bianco è rimasto fresco, mentre quello nero è diventato caldissimo. Ecco perché in Svizzera, paese alpino, la temperatura media è già salita di oltre 2°C e nell’Artico addirittura di oltre 4°C
  3. Vi sono anche zone vicine le une alle altre che si riscaldano molto di più. Parliamo qui delle isole di calore urbane. Le temperature registrate nelle città sono spesso notevolmente più alte di quelle misurate nelle campagne circostanti. I motivi di questo divario, che può oltrepassare i 10°C, sono vari: da un lato vi sono i riscaldamenti di abitazioni, uffici e locali commerciali, rispettivamente il calore emesso all’esterno in estate dai loro impianti di climatizzazione, come pure il calore emesso dai processi industriali, dall’altro vi è la cementificazione, l’asfalto e la mancanza di vegetazione dei centri urbani. Per citare un esempio estremo: temperature da 77°C a 82°C non sono, come si potrebbe immaginare, quelle estreme registrate in un deserto, bensì quelle misurate in estate da un gruppo di ricercatori sui tetti di New York.
  4. Il surriscaldamento del clima sposta verso Nord e Sud le tradizionali zone climatiche. Il motivo ha a che fare con il modo in cui il clima più caldo modifica il regime dei venti. La cella di Hadley è una zona della nostra atmosfera che dall’equatore pompa in continuazione aria calda e umida verso i tropici. Durante questo viaggio si sviluppano temporali che producono intense precipitazioni. Avendo perso nel corso del suo viaggio la maggior parte del suo vapore acqueo, l'aria che infine discende al suolo è secca ed è quindi responsabile della formazione dei deserti nella fascia del nostro pianeta che ben conosciamo. Ora questa “pompa a calore” si sta espandendo verso latitudini maggiori. In altri termini la fascia tropicale si sta espandendo verso nord e verso sud, e con essa arrivano le ondate di calco estremo che ci hanno regalato anticicloni africani dai nomi eloquenti, come: Caronte, Scipione e Lucifero. Per l’Europa l’area Mediterranea è il primo territorio che quest’aria calda e secca incontra sul suo cammino. Ecco perché anche la zona desertica si sta espandendo verso i paesi che si affacciano sulla riva settentrionale del Mediterraneo. In Spagna, ad esempio, le aree desertiche e semiaride sono aumentate di circa 30'000 chilometri quadrati negli ultimi 50 anni e si prevede che entro la fine di questo secolo si estenderanno addirittura al 70% dell’intero territorio spagnolo. Anche in Italia i dati pubblicati recentemente dall'Ispra, l'istituto di ricerca del Ministero della Transizione ecologica, parlano di un 28% del territorio italiano a rischio di desertificazione: principalmente nelle regioni meridionali, ma anche al nord, in Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna.
  5. La frequenza e l’intensità degli eventi estremi sta aumentando molto più velocemente del previsto rispetto all’aumento medio delle temperature. Anche qui, uno dei motivi sta nel cambiamento del regime dei venti, in particolare del cosiddetto “jet stream”, il fiume d’aria ad alta velocità che fluisce da ovest a est e che separa l’Artico dalle regioni temperate. Si tratta di un vento d’alta quota che funge da nastro trasportatore per le zone di alta e di bassa pressione, che fino a pochi anni fa si alternavano in modo abbastanza regolare sull’Europa. A causa del riscaldamento dell’Artico, questo flusso d’aria sta rallentando e tende a diventare sempre più serpeggiante e a sbandare verso sud, raggiungendo anche l’Europa meridionale. Questa frenata del Jet Stream, oltre a rallentare il transito sull’Europa dei sistemi di alta e bassa pressione, può renderli stazionari, causando così lunghi periodi di siccità e di caldo torrido, se il sistema fermo è anticiclonico (di alta pressione), oppure grosse burrasche, qualora si tratti di un sistema ciclonico (a bassa pressione). In quest’ultimo caso le piogge possono diventare particolarmente violente, anche perché l’aria più calda assorbe più vapore acqueo, ossia il 7% in più per ogni grado di temperatura in più dell’aria. Quest’ultimo fatto spiega anche un fenomeno nuovo che sta sviluppandosi sul mare Mediterraneo, quello dei cosiddetti “MEDICANE”. Il termine deriva dalla fusione delle parole inglesi MEDIterranean hurriCANE, cioè "uragano mediterraneo". Si tratta di uragani un tempo tipici delle zone tropicali e che sono caratterizzati da un cosiddetto "occhio del ciclone" al centro, una zona priva di nubi attorno alla quale ruotano in senso antiorario dense nubi cumuliformi, che provocano venti e temporali estremamente violenti. Ad alimentare questo genere di uragani devastanti è la temperatura del mare, che quest’estate ha raggiunto sul Mediterraneo picchi di 30°C, ossia 5°C in più della norma di stagione.
  6. Le ondate di caldo torrido non dipendono solo dall’aumento della temperatura, ma anche dall’assenza di pioggia. Infatti il sole non scalda l’aria dall’alto, bensì dal basso, ossia tramite il contatto col terreno, il quale assorbe le radiazioni solari e le converte in calore. Un suolo umido rimane fresco, perché l’acqua che contiene, evaporando, lo rinfresca per mezzo di quello stesso meccanismo, che ci permette di mantenere stabile la temperatura del nostro corpo tramite la sudorazione. Se tuttavia il periodo di calura si prolunga, il suolo si prosciuga vieppiù, e più è secco, più si riscalda. In altre parole la siccità prolunga e intensifica ulteriormente le ondate di calore.

 

Riassumendo: la crisi climatica è oramai paragonabile a un dado truccato che viene lanciato su un tavolo truccato. Tirare un 6 è diventata la normalità, ma in questo caso il 6 non significa affatto una vincita, ma sta per disastro. Il surriscaldamento del clima è infatti sul punto di diventare un meccanismo infernale che si autoalimenta. Ecco perché è giunta l’ora di smetterla con la politica dello struzzo e di affrontare di petto, con misure urgenti e radicali, una crisi drammatica alla quale, alla lunga, difficilmente la nostra civiltà potrà resistere.