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ALLARME: il cambiamento climatico è molto più rapido e radicale del previsto

Articolo del 29 maggio 2022

Le tempeste che colpiscono l'emisfero Sud hanno già raggiunto il livello d’intensità che i modelli climatici prevedevano solo per il 2080. Lo rivela uno studio appena pubblicato dalla rivista scientifica Nature Climate Change

Una tempesta è un fenomeno meteorologico che dura solo pochi giorni e che, analizzato singolarmente, non rivela un gran che sull’evoluzione del clima. Analizzando tuttavia le tempeste verificatesi sull’arco di periodi più lunghi e valutandone i dati e gli effetti cumulativi, ecco che appaiono delle chiare tendenze ed è proprio qui che entra in gioco lo studio condotto dal Weizmann Institute of Science, il prestigioso istituto israeliano di ricerca che figura tra i 25 istituti di ricerca più influenti a livello globale e che è stato classificato al 2° posto per la qualità della sua ricerca da Nature, la più citata e rinomata rivista scientifica al mondo. Ebbene una squadra di ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie del Weizmann Institute of Science guidata da Rei Chemke ha costatato che le tempeste che colpiscono l'emisfero meridionale hanno già raggiunto negli ultimi anni livelli d’intensità che nei modelli climatici precedenti erano previsti solo per il 2080, ossia fra sessant’anni.

Un’imponente network informatico per calcolare il clima del futuro

Per disegnare i loro modelli climatici gli scienziati all'avanguardia nella ricerca sul cambiamento del clima si servono di una trentina di enormi reti di computer per calcolare e combinare le miriadi di fenomeni fisici, chimici e biologici che, messi assieme, determinano il clima del nostro pianeta. Si tratta di programmi che prendono in considerazione tutte le attività umane, lo stato dell'atmosfera terrestre con il suo contenuto di gas serra e le sue nuvole, la capacità di assorbimento di CO2 da parte degli oceani e la loro progressiva acidificazione, la terra in generale con le sue regioni abitate e agricole, le sue foreste e i suoi deserti, le calotte glaciali, la banchisa e l’innevamento, tutto ciò tenendo conto della variabilità climatica passata e presente. I risultati di questi calcoli vengono poi sintetizzati in studi che sono sottoposti per analisi ai più importanti istituti di ricerca in tutto il mondo, tra cui anche il Weizmann Institute of Science, e poi incorporati nei rapporti sul clima dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite. Essi serviranno infine ai responsabili politici dei vari paesi per definire la via da seguire nella lotta contro il surriscaldamento del clima e per l’adattamento ai cambiamenti climatici già in corso.

Le tempeste invernali portano sempre più calore ai poli

Le tempeste invernali sono responsabili della maggior parte del trasporto di calore dalle regioni tropicali verso i poli. Secondo i climatologi, senza il loro contributo, le temperature medie dei poli sarebbero di circa 30°C più basse. L'intensificazione di queste tempeste rappresenta dunque una minaccia reale e significativa per molti paesi nei prossimi decenni. Il Weizmann Institute of Science si è chinato in particolare proprio sulle tempeste invernali dell'emisfero meridionale le quali hanno un impatto importantissimo da un lato sull’Antartide, un continente la cui calotta glaciale era considerata molto stabile fino a pochi anni fa, ma che ora non lo è più, e dall’altro su molti paesi dell’emisfero Sud. La scelta di studiare in modo prioritario la loro evoluzione nell’emisfero meridionale è dovuta al fatto che proprio in quelle regioni s'è registrata un’intensificazione delle tempeste molto più marcata e rapida che nell’emisfero settentrionale. Secondo gli specialisti, qualora questa tendenza dovesse persistere, anche le tempeste invernali nell’Artico subiranno nei prossimi anni e decenni un'intensificazione significativa.

Il cambiamento del regime dei venti all’origine del surriscaldamento ai poli

Nei laboratori del Weizmann Institute i ricercatori hanno dunque studiato i meccanismi fisici alla base di questi cambiamenti e in che misura le attività umane vi hanno influito. Per fare ciò hanno analizzato vari modelli climatici che simulano l’intensificazione delle tempeste senza l’intervento dell’uomo, paragonandoli ai modelli che tengono invece conto delle emissioni dei gas serra prodotti dalla nostra società industriale. Il risultato di questo confronto è stato lampante: senza l’impatto delle attività umane negli ultimi 20 anni le tempeste non avrebbero mai potuto intensificarsi come lo hanno effettivamente fatto. L’analisi dell’evoluzione nel corso degli ultimi decenni delle correnti a getto atmosferiche, i cosiddetti Jet Stream*), un’evoluzione che gli attuali modelli climatici non sono stati finora in grado di riflettere accuratamente, ha mostrato che sono proprio queste correnti ad aver causato l’escalation delle tempeste invernali nell’emisfero Sud e suggerisce anche che l'attività umana potrebbe avere un impatto maggiore sull'emisfero meridionale di quanto stimato finora. Ciò significa in chiaro che le proiezioni climatiche per i prossimi decenni sono molto più preoccupanti di quanto stimato finora e che è necessario intervenire in modo molto più rapido e deciso per limitare le emissioni di gas serra.

*)   I Jet Stream sono dei fiumi di aria larghi da 60 a 120 km che scorrono in entrambi gli emisferi fra i 9 e i 16km di altezza da Ovest verso Est a una velocità che varia dai 200 agli oltre 500 km/h. I principali Jet Stream sono 4: due nell’emisfero Nord e 2 nell’emisfero Sud. I cosiddetti “Polar Jet” separano l’aria fredda dei poli da quella più calda delle regioni temperate, mentre i “Subtropical Jet” separano le masse d’aria tropicali da quelle delle regioni temperate. Il surriscaldamento del clima, causato dalle emissioni di gas serra, ha per effetto di rallentare i Jet Stream, permettendo all’aria calda di raggiungere i poli e viceversa all’aria fredda dei poli di effettuare delle incursioni nelle zone temperate, il che spiega il forte incremento degli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni.

Modelli climatici con previsioni sempre più precise

Il lavoro dei ricercatori del Weizmann Institute of Science permetterà ai ricercatori sul clima di tutto il mondo di correggere i modelli climatici in un punto chiave, in modo da permettere loro di fornire  proiezioni climatiche molto più accurate per il futuro e di stimare con maggiore precisione l'entità dei danni che il cambiamento climatico è destinato a provocare. Da notare che nei modelli climatici attuali altri parametri, come ad esempio i cambiamenti della temperatura, delle precipitazioni, dell’estensione del ghiaccio marino e delle tempeste estive sono tutti simulati con grande precisione.

Si disegna un futuro sempre più cupo

Finora, i modelli climatici avevano previsto un'intensificazione delle tempeste invernali causate dall'uomo solo verso la fine di questo secolo. La scoperta dei ricercatori del Weizmann Institute of Science è dunque sconfortante: emerge infatti chiaramente che l'intensificazione delle tempeste negli ultimi decenni ha già raggiunto oggi i livelli che finora erano previsti solo per il 2080 e che il cambiamento climatico appare dunque molto più rapido e radicale del previsto. Ecco perché il nuovo studio, che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change, ha suscitato molto scalpore e allarme fra tutti i ricercatori coinvolti nell'IPCC e fornirà certamente materia di riflessione ai governi di tutto il mondo.