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Gli ultimi 12 mesi sono stati i più caldi di sempre

Articolo del 11 luglio 2020

La temperatura media globale degli ultimi 12 mesi, ossia dal 1° di luglio dell’anno scorso fino al 30 giugno di quest’anno, è stata quasi di 1.3°C al di sopra di quella dell’epoca preindustriale (media 1850 – 1900). Mancano quindi solo 0.2°C fino al limite di +1.5° fissato dagli accordi sul clima di Parigi, quale limite da non oltrepassare se si vuole evitare la catastrofe climatica

Mai da quando si misurano le temperature ha fatto così caldo come negli ultimi 12 mesi. Solo da ottobre 2015 fino a settembre 2016 ha quasi fatto altrettanto caldo, ma allora c’è stato un fenomeno El Niño particolarmente pronunciato, il quale riscalda ulteriormente l’atmosfera. Al contrario, attualmente, ci troviamo all’inizio di La Niña, il fenomeno opposto, che dovrebbe invece raffreddare l’atmosfera.

Il fatto è che in questo ultimo quinquennio il surriscaldamento del clima ha subito una forte accelerazione. Le ondate di calore estremo si susseguono a un ritmo sempre più incalzante. Gli ultimi 5 anni sono stati i più caldi di sempre e i primati di temperature cadono oramai come birilli gli uni dopo gli altri: l’anno scorso nell’emisfero Sud, nell’Antartide e in Australia, quest’anno in quello Nord, in particolare in Siberia e in Scandinavia. È proprio di questi giorni la notizia che 265 milioni di cittadini statunitensi si apprestano a subire un’ondata di calore estremo di dimensioni storiche. A lanciare l'allarme è stato l'U.S. National Weather Service, secondo il quale entro martedì prossimo salteranno almeno 75 record di temperature, con fino oltre i 43°C a Las Vegas e Phoenix e oltre i 52°C nel meridione della California.

Il limite di +1.5°C potrebbe essere superato già entro i prossimi 5 anni

Stando a un rapporto pubblicato giovedì 9 luglio dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, vi è una probabilità del 20% che il limite di +1.5° venga già superato entro il 2024. Questa probabilità sale al 70% se, invece di considerare la temperatura globale durante 12 mesi consecutivi, si considera soltanto un lasso di tempo pari a un mese. Il problema è che l’effetto sul clima dell’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera non si fa sentire subito, ma soltanto a distanza di decenni. Lo stesso vale in caso di diminuzione del tenore di CO2 (vedi articolo: “Delayed emergence of a global temperature response after emission mitigation” / apparso su Nature Communications il 7 luglio 2020). Così, stando agli esperti, anche se dovessimo riuscire a ridurre immediatamente e in modo drastico le emissioni di CO2 (scenario RCP 2.6), i primi timidi effetti positivi sul clima, ossia una sua stabilizzazione, comincerebbero a farsi sentire solo nella seconda metà di questo secolo. In un certo senso il fenomeno del riscaldamento climatico è paragonabile a una gigantesca petroliera: anche se si innesca la retromarcia, passa parecchio tempo prima che la nave cominci effettivamente a rallentare.

La terra si avvicina pericolosamente al massimo termico del Miocene

Durante l’ultimo mezzo secolo, bruciando carbone, petrolio e gas fossile, l’umanità ha scaricato nell’atmosfera oltre 1’000 miliardi di tonnellate di CO2, gas a effetto serra che perdurerà nell’atmosfera per secoli. Ecco perché, piuttosto che affidarsi in modo miope alle attuali misure della temperatura media globale, conviene chinarci su quel che è successo in passato al clima, quando la concentrazione di CO2 nell’atmosfera fu simile a quella odierna. E qui le cose cominciano a farsi serie. Lo scorso mese di giugno l’osservatorio di Mauna Loa nelle Hawaii ha registrato una concentrazione di CO2 nell’atmosfera di 416.39 ppm, ossia 136 ppm in più dell’epoca preindustriale e poco al di sotto del picco di 427 ppm, raggiunto per l’ultima volta circa 3.3 milioni di anni fa, a metà del Pliocene, l’epoca geologica che va circa da 5.3 a 2.5 milioni di anni fa. Allora la temperatura media del nostro pianeta era da 3 a 4°C superiore a quella attuale e il livello degli oceani di 20 metri più alto di oggi.

Se le emissioni antropiche di CO2 non dovessero cessare rapidamente, il livello degli oceani potrebbe salire di 48 metri

Stando allo studio di un gruppo di ricercatori della University of Southampton diretto dal paleooceanografo e geochimico Elwyn de la Vega e appena pubblicato nella rivista Nature Scientific Reports sotto il titolo "Atmospheric CO2 during the Mid-Piacenzian Warm Period and the M2 glaciation", il CO2 nell’atmosfera supererà il livello del massimo termico del Pliocene fra meno di 5 anni. Attualmente la concentrazione di CO2 aumenta infatti ogni anno di circa 2.5 ppm, il che fa +12.5 ppm in 5 anni. In altre parole, non solo supereremo il massimo termico del Pliocene, ma ci avvicineremo sempre più pericolosamente ad un altro massimo termico, quello verificatosi nel Miocene, l’epoca geologica che precede il Pliocene e che va da 23 a 5.3 milioni di anni fa. A metà di quell’epoca, circa 15 milioni di anni or sono, le calotte polari s’erano ridotte in modo ancora più drammatico e il livello dei mari era salito fino a 48 metri al disopra di quello odierno. Stando al Professore Gavin Foster, un altro scienziato che ha partecipato allo studio della University of Southampton, la ragione per cui oggi non abbiamo ancora le temperature e i livelli degli oceani simili a quelli del Pliocene è dovuta al fatto che il clima necessita di tempo per raggiungere il nuovo equilibrio confacente all’aumentata concentrazione di CO2 e al fatto che questa concentrazione, a causa delle emissioni antropiche, sta tuttora aumentando ("The reason we don't see Pliocene-like temperatures and sea-levels yet today is because it takes a while for Earth's climate to fully equilibrate (catch up) to higher CO2 levels and, because of human emissions, CO2 levels are still climbing”). I risultati dello studio dei ricercatori della University of Southampton illustrano in modo allarmante come sarà il nostro pianeta, una volta il nuovo equilibrio raggiunto, …. e non potremo certamente dire che non eravamo stati messi in guardia. Anche il capitano del Titanic fu avvertito degli iceberg che si trovavano sulla sua rotta, eppure continuò imperterrito sull'itinerario prestabilito. La fine di quel viaggio la conosciamo.