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14'000 scienziati lanciano l'allarme e chiedono un’azione urgente e decisa per mettere in sicurezza il pianeta

Articolo del 03 agosto 2021

In un nuovo rapporto, pubblicato lo scorso 28 luglio nella rivista BioScience, 14'000 esperti di clima hanno lanciato l’ennesimo avvertimento sullo stato catastrofico del nostro pianeta, e quest'ultimo rapporto è veramente devastante

Il Financial Times lo titola così: “Eventi meteorologici estremi portano a modelli di cambiamento climatico fuori controllo”. Incendi, inondazioni, ondate di calore e siccità: gli eventi meteorologici mortali che si sono susseguiti in queste ultime settimane hanno scioccato anche i migliori esperti di clima, sorpresi e preoccupati da questi eventi estremi che stanno arrivando molto più velocemente di quanto previsto dalla maggior parte dei modelli climatici. In Canada la colonnina di mercurio ha sfiorato i 50°C, causando centinaia di morti, nell'Oregon meridionale, un incendio di dimensioni 25 volte più vaste di Manhattan sta imperversando da settimane, nella provincia cinese di Henan una bomba d’acqua, che ha visto precipitare al suolo in sole 24 ore la quantità di acqua che di solito cade sull’arco di un anno intero, ha causato centinaia di migliaia di sfollati, danni per oltre 15 miliardi di Euro e oltre 300 morti, affogati nella metropolitana della capitale, in Germania una bomba d’acqua di dimensioni mai viste finora ha causato il peggior disastro naturale dell’ultimo secolo con 200 morti, migliaia di sfollati e oltre 100'000 famiglie rimaste senza elettricità, nella repubblica russa di Jacuzia, situata in Siberia, è stato dichiarato lo stato d’emergenza e le autorità stanno sparando nel cielo ioduro d’argento per provocare pioggia artificiale, nel disperato tentativo di spegnere gli oltre 200 violenti incendi che imperversano nella regione.

Stando allo studio Sigma di Swiss Re, la seconda più grande compagnia di riassicurazione del mondo, nel solo 2020 danni economici attribuibili a catastrofi naturali sono costati alle compagnie d’assicurazione la bellezza di 202 miliardi di dollari a livello mondiale.

Il nostro pianeta è gravemente malato

Dei 31 indicatori sulla salute della Terra monitorati dagli scienziati, 18 sono oramai nel rosso. Eccone alcuni esempi:

Gas a effetto serra: La concentrazione nell’atmosfera dei tre principali gas a effetto serra, ossia l'anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O), ha stabilito per tutti e tre nuovi livelli da primato. La concentrazione di CO2, monitorata dall’osservatorio di Mauna Loa nelle Hawaii, ha oltrepassato lo scorso 8 aprile per la prima volta la marca dei 421 ppm, il che rappresenta addirittura oltre il 150% della concentrazione di questo gas serra nell’era preindustriale. In quell’epoca di riferimento (1850 – 1900) la concentrazione di CO2 nell’aria era di soli 280 ppm.

Energie fossili versus rinnovabili: Sebbene il consumo di energia eolica e fotovoltaica sia aumentato del 57% tra il 2018 e il 2021, esso appare tuttora di ben 19 volte inferiore a quello di combustibili fossili. A livello mondiale, nel 1960 le emissioni di CO2 dovute ai combustibili e ai carburanti fossili furono di poco più di 9 miliardi di tonnellate, nel 2019 erano salite a 36.4 miliardi e per il 2050 è previsto un ulteriore aumento a 42,1 miliardi di tonnellate all’anno. (Fonte: statista.com)

Foreste: Lo scorso anno sono andati distrutti 1,11 milioni di ettari di foresta amazzonica a causa di incendi, siccità, taglio illegale di legname e per far posto all'allevamento del bestiame e alla coltivazione della soia. Nello stesso lasso di tempo in Russia sono andati in fumo 4 milioni di ettari di foreste.

Allevamenti intensivi: Per la prima volta nella storia, il numero di ruminanti (bovini, pecore e capre) allevati nel mondo a scopo alimentare ha superato i 4 miliardi. La massa di tutti questi ruminanti supera di gran lunga quella di tutti gli esseri umani e di tutti i mammiferi selvatici della Terra messi assieme.

Fusione dei ghiacciai: In questi ultimi anni la fusione delle calotte glaciali e dei ghiacciai delle grandi catene montuose del nostro pianeta ha subito un’accelerazione enorme. Oggi ogni anno essi perdono oltre il 30% di ghiaccio in più di quanto ne perdevano solo 15 anni fa.

Oceani in affanno: Sia il livello delle acque oceaniche, sia la loro temperatura, sia la loro acidità hanno raggiunto nuovi livelli record. Lo stress termico e la crescente acidificazione delle acque stanno provocando una drammatica moria delle barriere coralline, barriere dalle quali dipendono oltre 500 milioni di persone, chi per la protezione dalle tempeste tropicali, chi per la pesca e chi per il turismo.

Un primo avvertimento già nel 1992

Ventinove anni fa, la “Union of Concerned Scientists” (Unione degli Scienziati Preoccupati) e oltre 1700 scienziati indipendenti, tra cui spiccavano i nomi della maggior parte dei premi Nobel delle discipline scientifiche di allora, firmarono quello che fu chiamato il primo ”Avvertimento all’umanità degli scienziati di tutto il mondo” (“World Scientists’ Warning to Humanity”). Questi professionisti della scienza chiesero di limitare la distruzione ambientale, dichiarando che “serve un grande cambio nella gestione del pianeta Terra e delle sue forme di vita, se si vuole evitare una catastrofe umana.” Nel loro manifesto, i firmatari indicarono quanto l’umanità fosse in rotta di collisione con il mondo naturale, esprimendo preoccupazione per i danni già arrecati al pianeta Terra e soprattutto per quelli incombenti. Fra questi figuravano il buco nello strato di ozono, la carenza di acqua potabile, il calo delle specie marine, il crescente numero di “zone morte” nelle acque costiere degli oceani, la deforestazione, la distruzione della biodiversità, i cambiamenti climatici e la sfrenata crescita demografica. Nel loro appello gli scienziati chiesero un cambio urgente e fondamentale per evitare il precipizio cui l’umanità stava andando incontro.

Un secondo appello nel 2019 e ora il terzo

Nel 2019, più di 11.000 scienziati di 153 paesi dichiararono l’emergenza climatica e firmarono un nuovo appello urgente ai politici affinché agissero celermente per mettere in sicurezza il clima. In quell’occasione essi corredarono il loro appello con tutta una serie di grafici indicanti tendenze molto preoccupanti per quanto concerne i vari indicatori sulla salute del nostro pianeta e sottolinearono il fatto che quanto fatto fino a quel momento fosse stato assolutamente insufficiente per affrontare il surriscaldamento del clima.

Da allora sono passati soltanto due anni e nel terzo avvertimento, lanciato quest’anno, agli 11'000 scienziati dell’epoca se ne sono venuti ad aggiungersene altri 3'000.

Quasi 2'000 entità territoriali di 34 paesi hanno decretato l’emergenza climatica

Dal 2019 ad oggi 1’990 entità territoriali di 34 paesi hanno dichiarato formalmente l’emergenza climatica. Fra queste figurano paesi come, l’Irlanda, il Canada, la Francia, la Spagna, l’Italia, il Bangladesh, la Corea del Sud, la Nuova Zelanda, Malta, le Maldive e Andorra. Ciò mentre i disastri dovuti al surriscaldamento del clima si stanno inanellando a ritmi sempre più frenetici. Negli ultimi due anni inondazioni devastanti hanno colpito l’Africa australe, il Sud-Est asiatico, la Cina e l’Europa, ondate di calore senza precedenti e drammatici incendi hanno imperversato sull’Australia, sul Nord- e sul Sudamerica, sulla regione del Mediterraneo e in Siberia, una straordinaria stagione di uragani e cicloni di violenza inaudita ha devastato l’Africa, l’Asia meridionale, il Pacifico occidentale, gli Stati Uniti, le Antille e l’America centrale. Tutto ciò mentre ai poli del nostro pianeta e sulle principali catene montuose i ghiacciai si sciolgono a un ritmo sempre più incalzante, mettendo a rischio inondazione vaste zone costiere.

C'è anche una crescente evidenza che ci stiamo pericolosamente avvicinando, o abbiamo in parte già superato, diversi “Tipping Points”, ossia quei punti critici del sistema Terra, oltre i quali non è più possibile tornare indietro. Ciò vale ad esempio per le barriere coralline oramai condannate a morte certa, per la banchisa artica e antartica oramai sulla via della scomparsa, per la foresta pluviale amazzonica che emette ormai più anidride carbonica di quanta ne assorba. Il decennio 2011-2020 è stato quello più caldo di sempre, gli anni più caldi di sempre sono stati gli ultimi 5 e il 2020 è stato a livello globale l’anno più caldo di sempre, in Europa con un anomalia termica di addirittura +2,1°C rispetto all’epoca preindustriale. Il clima sembra oramai fuori controllo e non siamo nemmeno ancora a quel +1.5°C, considerato dalla conferenza sul clima di Parigi del 2015 come il limite medio da non superare a livello globale se si vogliono evitare disastri di dimensioni epocali.

Uno sviluppo non del tutto inaspettato

All’inizio dell’anno scorso è successo qualcosa di nuovo. Un quinto delle proiezioni climatiche uscite dai supercalcolatori, quelle basate sui modelli climatici più recenti, hanno indicato per i prossimi decenni una fortissima accelerazione del riscaldamento climatico, un fatto che all’epoca ha creato non poca inquietudine fra i climatologi. Queste nuove proiezioni prevedono infatti un rapido raddoppio del tenore di CO2 nell’aria a 560 ppm (all’inizio dell’era industriale era di 280 ppm), raddoppio che provocherà un aumento della temperatura media di oltre 5°C, un aumento che avrebbe conseguenze assolutamente catastrofiche per l’intera umanità.

Fra le proiezioni più allarmanti figurano proprio quelle degli istituti di ricerca più prestigiosi, come il National Center for Atmospheric Research degli Stati Uniti, la cui previsione in caso di raddoppio del livello di CO2 dà un aumento della temperatura di 5.3°C, il 33% in più delle proiezioni precedenti. Vi è poi il Met Office Hadley Centre for Climate Science and Services, il principale centro di ricerca britannico in materia di clima, la cui previsione dà un aumento della temperatura di 5.5°C, un'altra dell’U.S. Department of Energy che dà un +5.3°C di aumento, quella del Canadian Earth System con +5.6°C, quella del Centre National de Recherches Météorologiques francese, le cui stime sono passate da +3.3°C a +4.9°C, e quella dello Swedish Meteorological and Hydrological Institute, il cui modello climatico prevede ora un riscaldamento di 4.3°C, il 30% in più del precedente aggiornamento.