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Il ghiacciaio dell’apocalisse minaccia di scivolare in mare

Articolo del 01 maggio 2021

La fusione accelerata di un ghiacciaio dell’Antartide sta allarmando i ricercatori. Il suo sfaldamento potrebbe far lievitare le acque degli oceani da 65 a 180 centimetri

In inglese lo hanno soprannominato "Doomsday Glacier", ossia il "ghiacciaio del giorno del giudizio". Si tratta del ghiacciaio Thwaites, situato nell’Antartide occidentale, un ghiacciaio che fluisce in modo inusualmente rapido nel Mare di Amundsen. La sua massa ghiacciata copre una superficie di 192'000 km², ossia l’equivalente della Gran Bretagna e, qualora finisse tutta in mare, farebbe lievitare il livello degli oceani, da sola, di quasi un metro, affogando letteralmente numerose città costiere.

Un ghiacciaio sotto stretta sorveglianza

Dal 2011 si sa che la linea di ancoraggio di questo ghiacciaio, cioè la linea lungo la quale la lingua del ghiacciaio tocca per ultimo il suolo e a partire dalla quale il ghiaccio comincia a galleggiare, si trova su una cresta rocciosa sottomarina alta 700 metri e situata al largo della costa. Se il ghiacciaio perde il contatto con questa cresta, la sua velocità di scorrimento verso il mare è destinata a crescere in modo drammatico. È un po’ come se a una bottiglia si facesse saltare il tappo. Oggi la fusione dei ghiacciai dell’Antartide occidentale è all’origine di circa il 10% dell’aumento annuo del livello del mare, ma nel corso ultimi 25 anni, la quantità di ghiaccio di questa regione che ogni anno finisce nell’oceano è già più che triplicata. Ecco perché il ghiacciaio è stato messo sotto stretta sorveglianza dall’International Thwaites Glacier Collaboration, un organismo a cui partecipano ricercatori della National Science Foundation degli Stati Uniti e del britannico Natural Environment Research Council.

Un ghiacciaio che si scioglie anche dal basso

Finora la sorveglianza del Thwaites era stata effettuata essenzialmente tramite rilevamenti satellitari, rilevamenti che hanno messo in evidenza che il ghiacciaio si ritira alla velocità di circa 1 km all’anno. Nel gennaio del 2019, i ricercatori della NASA hanno poi scoperto una gigantesca cavità sotto la parte del ghiacciaio che si protrae in mare, una cavità alta oltre 300 metri, vasta quanto i due terzi di Manhattan e che si era formata nei tre anni precedenti. Si è così scoperto che il ghiacciaio non fonde soltanto in superficie, ma anche velocemente alla sua base, a causa delle correnti marine che convogliano verso i poli acqua sempre più calda dalle regioni tropicali e temperate. Nel 2020, i ricercatori sono riusciti per la prima volta a raccogliere dati precisi anche al di sotto del remoto ghiacciaio, e ciò grazie all’impiego di un sommergibile robotizzato, il quale ha misurato la forza, la temperatura, la salinità e il contenuto di ossigeno delle correnti oceaniche che penetrano sotto il ghiacciaio.

Il punto di non ritorno potrebbe già essere raggiunto entro una manciata di anni

I risultati allarmanti di questa ricerca sono stati pubblicati lo scorso 9 aprile sulla rivista Science Advances. Essi rivelano che le correnti marine in arrivo sotto il ghiacciaio sono più calde del previsto e che il suo scioglimento è molto più rapido di quanto si pensasse finora. I ricercatori hanno in particolare costatato con preoccupazione che, in corrispondenza della linea di ancoraggio del ghiacciaio, la temperatura dell'acqua è già di oltre due gradi al disopra il punto di congelamento, il che suggerisce che siamo oramai alla vigilia del “tipping point”, l’inquietante punto di non ritorno, e che il destino del ghiacciaio e dell’intera calotta glaciale dell’Antartide occidentale potrebbe già essere sigillato entro i prossimi 2 - 5 anni.

300 milioni di persone coi piedi in acqua già entro i prossimi 30 anni

Stando a Paul Cutler, direttore del programma di glaciologia antartica presso la National Science Foundation degli Stati Uniti, il Thwaites rappresenta infatti “la chiave di volta per gli altri ghiacciai che lo circondano nell'Antartico occidentale. Se la si rimuove, anche gli altri ghiacciai possono fluire verso l’oceano". Quel che sta succedendo in queste remote regioni dell’Antartide occidentale avrà dunque effetti drammatici su tutte le regioni costiere del nostro pianeta. Val la pena ricordare che il 40% della popolazione mondiale vive a meno 100 km dalle coste e che, stando a uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2019, studio che non teneva ancora conto di questi nuovi allarmanti dati, vaste regioni costiere che attualmente ospitano circa 300 milioni di persone potrebbero già trovarsi invase dalle acque oceaniche entro il 2050.