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Clima e sigarette

Articolo del 23 ottobre 2019

Emettere CO2 è come fumare un pacchetto di sigarette ogni giorno per trent’anni. All’inizio non succede niente, ma decenni più tardi ….

Il cambiamento climatico non ha nulla a che vedere con gli scenari apocalittici che siamo abituati a vedere nei film catastrofe del tipo “The Day After Tomorrow”, in cui il mondo crolla nel giro di poche settimane. Il riscaldamento climatico è piuttosto paragonabile a fumare ogni giorno un pacchetto di sigarette: per trent’anni non succede niente, tutt’al più un po' di tosse la mattina quando ci alziamo, poi tutt’a un tratto un forte dolore al polmone o al cuore e la corsa al pronto soccorso, dove ci viene diagnosticato un cancro o un infarto e il ricovero alle cure intense. Oggi sappiamo tutti che fumare nuoce alla salute, eppure continuiamo a fumare dicendoci che conosciamo un Tizio, un Caio o un Sempronio che fuma da una vita e al quale non è mai successo nulla.

Chi inizia a fumare non pensa alla sua salute fra 30 anni

Quando iniziamo a fumare, iniettiamo nel nostro corpo sostanze che non producono danni nel breve periodo, ma che si depositano nei diversi organi, in particolare nei polmoni, e che, nel lungo andare, li danneggiano. Fumando 20 sigarette al giorno per trent’anni aumenta così di 20 volte la probabilità di contrarre un cancro ai polmoni, ma cresce anche il rischio di prendere un cancro alla vescica, alla bocca, alla laringe, allo stomaco, al fegato e al pancreas, di subire un infarto, un ictus, una polmonite, una bronchite ostruttiva cronica. Nei maschi poi il fumo riduce la qualità del liquido seminale e può provocare disfunzioni erettili, mentre nelle donneriduce del 40% la probabilità di concepimento e provoca la menopausa precoce. E questi sono solo alcuni degli effetti che si vedono sul lungo termine.

100 anni fa i combustibili fossili erano il privilegio di poche persone

È da più di 150 anni che bruciamo combustibili e carburanti fossili e da altrettanti anni la fisica ci insegna che bruciare combustibili fossili fa aumentare il tenore di CO2 nell’aria, il che a sua volta fa aumentare la temperatura. Come per il fumatore, per numerosi decenni non è successo gran che, se si escludono le ondate di smog (la tosse) che hanno tormentato gli abitanti di alcune capitali come Londra o Parigi. Si trattava infatti di un problema che preoccupava pochi milioni di persone, perché fino agli anni 1950 la grande maggioranza della popolazione viveva ancora nelle campagne. Allora erano in pochi ad avere un riscaldamento centrale, come erano pure pochi coloro che potevano vantarsi di guidare un’automobile. Nelle case non c’erano frigoriferi e nemmeno televisori e in vacanza, quando ce lo si poteva permettere, si andava in treno.

Oggi ognuno di noi consuma 80 volte più energia dei suoi bisnonni

Le cose sono cambiate rapidamente con il boom economico degli anni ’60. Le campagne si sono meccanizzate e spopolate, si sono costruiti migliaia di chilometri di autostrade e chiuse numerose linee ferroviarie per far spazio alle sempre più numerose automobili, simbolo della conquistata libertà di movimento individuale. Così, in poco più di un secolo, il consumo individuale di energia s’è moltiplicato per 80 e quasi tutta questa energia che consumiamo oggi proviene da fonti fossili. Nel 1950 la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha oltrepassato per la prima volta da 3 milioni e mezzo di anni la fatidica soglia dei 300 ppm e con essa ha cominciato a salire anche la febbre del pianeta, dapprima lentamente e poi sempre più in fretta. In svizzera siamo passati da una temperatura media di 4°C nel 1900 ai 6°C di oggi, dove per temperatura media s’intende la media della temperatura fra giorno e notte, fra estate e inverno e fra zone di pianura e di montagna. La superficie dei nostri ghiacciai s’è dimezzata e il permafrost, che fa da cemento alle vette delle nostre montagne, sta sparendo, vedi Piz Cengalo.

I nodi vengono al pettine

Oggi ci ritroviamo al punto in cui si trova un fumatore accanito dopo aver praticato il suo vizio per trent’anni e le prospettive sono tutt’altro che rosee. In questo inizio di secolo le temperature sono salite a livelli mai immaginati finora: fino ai 50°C in India e Pachistan, 46°C in Francia l’estate scorsa. Nel Qatar hanno iniziato a istallare condizionatori anche nelle strade e nelle piazze e nella sua capitale Doha la partenza della recente maratona dei campionati mondiali di atletica, per evitare il collasso degli atleti, ha dovuto essere spostata alla mezzanotte, quando la temperatura era scesa a “soli” 32°C. Ciò, mentre nella regione dei Caraibi l’uragano Dorian spianava letteralmente le Bahamas e il tifone Hagibis costringeva il Giappone a evacuare 7 milioni di persone, cosa mai vista e sentita in passato.  

Ma non è tutto: lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia, dell’Antartide, dell’Himalaya, delle Ande e dell’arco alpino sta subendo un’accelerazione impressionante. Nella sola Groenlandia, dove negli anni ’90 si scioglievano in media 34 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno, dal 2000 in poi questa media è salita a 280 miliardi di tonnellate, ossia l’equivalente di 107 litri di acqua al giorno per ogni abitante della terra.

Per decenni l’aumento del CO2 non ha avuto effetti palpabili

In un primo momento, quando abbiamo iniziato a bruciare combustibili fossili, non è successo gran ché e il CO2 in eccesso è stato ancora assorbito dalle piante. Poi il tenore di CO2 nell’atmosfera ha cominciato lentamente a salire, facendo salire man mano anche la temperatura, ma per molti decenni gran parte di questo calore e del CO2 in eccesso è stata assorbita dagli oceani e non ce ne siamo accorti. Gli oceani, tuttavia, si comportano come immensi termosifoni e trasportano il calore anche verso i poli, dove banchisa e ghiacciai hanno cominciato a fondere. Le immense distese polari di neve e ghiaccio riflettono gran parte del calore solare verso lo spazio, lo chiamano effetto albedo, ma quando neve e banchisa si squagliano, l’acqua, più scura, assorbe più calore e il riscaldamento accelera: i ghiacciai fondono dunque sempre più in fretta e il livello del mare sale sempre più velocemente. Oggi, dal punto di vista climatico, ci troviamo al punto in cui l’assiduo fumatore si trova dopo aver fumato un pacchetto di sigarette al giorno per 30 anni: cominciano i danni e sono sempre più gravi. Titoli su siccità, uragani, canicole, incendi, inondazioni si susseguono oramai a ritmo settimanale e questi fenomeni diventano sempre più violenti. Assorbendo un terzo del CO2 che abbiamo rilasciato nell’atmosfera, le acque degli oceani sono inoltre diventate del 30% più acide di un secolo e mezzo fa, mettendo in pericolo tutta la catena alimentare marina e di conseguenza anche le risorse ittiche che sfamano una parte importante dell’umanità.

L’effetto serra è noto da quasi 200 anni

Così come il fumatore spesso si rende veramente conto del danno che arreca al suo corpo, solo quando il danno è oramai palese, così i politici e i loro elettori cominciano solo ora a rendersi veramente conto del danno che arrechiamo al clima bruciando gigantesche quantità di combustibili fossili. Eppure è da 195 anni che sappiamo cosa è l’effetto serra (lo scoprì nel 1824 fa il fisico e matematico francese Jean Baptiste Joseph Fourier). Da 160 anni sappiamo anche che il CO2 può causare cambiamenti climatici (lo scoprì il fisico irlandese John Tyndall nel 1859) e sono passati 40 anni da quando s’è svolta nel 1979 a Ginevra la prima conferenza internazionale sul clima, organizzata allora dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) assieme al Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), all’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO). A nulla o poco sono però valsi finora gli accorati appelli della stragrande maggioranza della comunità scientifica: degli ultimi 40 anni le emissioni di CO2 hanno continuato ad aumentare di anno in anno a ritmo sostenuto e hanno oramai raggiunto i 415 ppm. Purtroppo il danno climatico è oramai fatto e, il caso del fumatore insegna, ci vorranno cure intense e pesanti per correre ai ripari.

Contenziosi climatici in tribunale

Un ultimo parallelo: per aver mentito per decenni sugli effetti nocivi del fumo sulla salute, l’industria del tabacco, Big Tobacco come la chiamano gli americani, è stata trascinata in tribunale e condannata a pagare complessivamente ben 246 miliardi, di dollari di indennizzi. Si tratta ben inteso di miliardi e non di milioni di dollari. Anche “Big Fossil”, ossia le compagnie attive nel petrolio, nel gas e nel carbone, si vedono di questi tempi confrontate a 1’392 cause legali, 1093 nei soli Stati Uniti, per aver negato per decenni la correlazione fra emissioni di CO2 e il surriscaldamento del Clima. Proprio in questi giorni è iniziato a New York un processo a carico della Exxon Mobil, accusata di aver mentito ai suoi azionisti in merito ai pericoli cui si vede confrontata l’azienda nel contesto del riscaldamento climatico. Chissà, forse quello che non sono riusciti finora a fare i politici riusciranno a farlo i tribunali.