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In meno di 10 anni le catastrofi climatiche hanno causato danni per oltre 760 miliardi di dollari

Articolo del 16 settembre 2019

Negli anni ’80 nell’Atlantico si sono contati 93 uragani di una forza tale da essere battezzati con un nome. Negli anni 90 sono stati 110 e dal 2000 al 2009 già 150

Parallelamente al numero di uragani particolarmente violenti sono aumentati anche i danni. Se negli anni ’80 vi furono 28 uragani con danni per oltre un miliardo di dollari, dal 2010 ad oggi il numero di uragani che hanno provocato oltre un miliardo di danni è addirittura quadruplicato, arrivando a 111, e ciò senza tener conto di tutti gli uragani che hanno colpito zone abitate a partire dal mese di marzo di quest’anno, come ad esempio l’uragano Dorian che ha recentemente devastato le Bahamas.

Stando alla NOAA, la National Oceanic and Atmospheric Administration degli USA, se il costo totale dei danni provocati dagli uragani verificatisi negli anni ’80 ammontava a 172 miliardi di dollari, questa cifra è più che quadruplicata dal 2010 ad oggi, raggiungendo la cifra vertiginosa di 760 miliardi di dollari e non siamo ancora alla fine del decennio (Va notato che queste cifre in dollari sono state adattate tenendo conto dell'inflazione). Anche i morti causati dalle intemperie sono aumentati in modo vertiginoso: se negli anni ’80 erano in media 2'800 all’anno, nel decennio attuale la media annua è salita a 5'200.

Gli americani si stanno svegliando

Questa scia di catastrofi non ha lasciato indifferente l’opinione pubblica americana. Secondo un recentissimo sondaggio, commissionato dalla rete televisiva CBS, due terzi degli americani sono oramai convinti che il cambiamento climatico rappresenta una vera e propria crisi sistemica o perlomeno un problema serio e una maggioranza degli intervistati chiede un’azione immediata per contrastare il riscaldamento del clima e per far fronte ai danni sempre più consistenti che esso causa. Solo un misero 16% dell’opinione pubblica americana ritiene ancora che il cambiamento climatico non sia affatto un fenomeno preoccupante.

Secondo Margaret Klein Salamon, fondatrice del “Climate Mobilization Project”, è soprattutto grazie all’attivismo dei giovani, che gli americani si stanno finalmente svegliando e cominciano a rendersi conto del pericolo esistenziale per la nostra società rappresentato da un clima fuori controllo.

Anche il mondo americano della finanza inizia a muoversi. È di questi giorni la notizia che Chubb, la maggiore compagnia di assicurazioni degli Stati Uniti, ha deciso di rinunciare in futuro ad assicurare imprese attive nel settore del carbone. Le polizze assicurative di tali imprese, in vigore al momento attuale, non verranno rinnovate e saranno lasciate scadere al più tardi entro il 2022. Secondo Chubb il cambiamento climatico è un fatto reale, che ha un impatto sostanziale sulle attività umane e sul nostro pianeta.