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Quando politici e filosofi al posto del cervello hanno un pisello (il minuscolo bacello verde della nota leguminosa)

Articolo del 30 settembre 2019

Per coloro che prendono sottogamba il surriscaldamento del clima, l’ultimo è stato un weekend di fuoco: in oltre 7000 città di 171 paesi sono scesi in piazza milioni di giovani e meno giovani per protestare contro l’inerzia dei governi di fronte alla tempesta climatica in arrivo

Tutto è cominciato venerdì ai nostri antipodi, in Nuova Zelanda. Quando qui da noi tutti dormivano ancora, decine di migliaia di persone si sono riversate per le strade di 40 città neozelandesi per dare l’avvio alla più colossale manifestazione mai vista sul nostro pianeta. In poche ore lo sciopero per il clima si è esteso a quasi tutti i paesi. Dall’Asia all’Africa, dall’Europa alle Americhe sono scese in piazza milioni di persone. Nella capitale svizzera Berna sono stati in 100'000 a inscenare la più imponente manifestazione di sempre, oltre un milione quelli che hanno manifestato in 180 città d’Italia. Perfino nella martoriata capitale afgana Kabul i giovani, scortati e protetti da soldati, hanno osato scendere in piazza.

Tutto ha avuto inizio un anno fa

E dire che tutto ha avuto inizio nell’agosto dell’anno scorso. A dare l’avvio al movimento è stato il coraggio e la perseveranza di una ragazzina quindicenne svedese, Greta Thunberg, che aveva deciso di marinare la scuola ogni venerdì per andare a piazzarsi da sola davanti al parlamento svedese armata di un cartello con la scritta “Skolstrejk för Klimatet”, sciopero della scuola per il clima. La sua foto col cartello ha fatto il giro dei media di tutto il mondo e quello che a prima vista poteva sembrare solo un curioso fatto di cronaca locale è diventato in pochi mesi un movimento di protesta globale che coinvolge milioni di giovani e meno giovani: il movimento Fridays For Future.

Un formidabile assist ai partiti ecologisti

Questo movimento di protesta, che s’è presto trasformato in fiumana, ha preso alla sprovvista tutto il mondo politico, che discuteva oramai da un paio di decenni in modo inconcludente su come arginare il surriscaldamento del clima, senza toccare gli interessi delle lobby del carbone, del petrolio e del gas fossile. L’onda d’urto sul mondo politico di Fridays For Future è immensa e comincia a destabilizzare un ordine politico che sembrava eterno. Ad esempio in Germania, dove secondo gli ultimi sondaggi il partito dei Verdi è oramai al 27%, alla pari con la CDU di Angela Merkel, e ha lasciato lontano dietro di sé lo storico partito socialdemocratico, crollato a un misero 13%. Ad esempio in Austria, dove i Verdi, espulsi dal parlamento soli 2 anni fa per aver mancato la soglia del 4%, hanno più che triplicato i loro voti passando al 14%. Ma l’onda verde ha colpito anche numerosi altri paesi, fra cui la Svizzera, dove secondo gli ultimi sondaggi Verdi e Verdi Liberali arriverebbero assieme a oltre il 17%. Nelle elezioni della primavera scorsa per il parlamento europeo i Verdi hanno ottenuto il loro miglior risultato di sempre, passando da 52 a 70 seggi.

Governi alla deriva

E come reagiscono i dirigenti dei partiti tradizionali? Come spesso accade attaccano il messaggero, ossia Greta Thunberg. Angela Merkel, ad esempio, ha criticato il discorso di Greta all’ONU, dicendo che nel discorso mancavano le proposte concrete su come fermare il riscaldamento climatico, testualmente: “in che modo la tecnologia, l’innovazione specialmente in campo energetico, ma anche in quello del risparmio energetico, ci offrono possibilità di raggiungere gli obiettivi („in welcher Weise Technologie, Innovation gerade im Energiebereich, aber auch im Energieeinsparbereich uns Möglichkeiten eröffnen, die Ziele zu erreichen“). Ma come? La donna che dirige il governo di uno dei paesi industriali più importanti del mondo e per giunta donna di scienza pretende che una ragazzina ora sedicenne le fornisca soluzioni “chiavi in mano”? La reazione del web è stata feroce e ha scatenato quello che gli anglofoni definiscono un vero e proprio “shitstorm”. Ecco alcune delle reazioni: “Ma che razza di mestiere fanno i capi di governo?”, “Non è una bambina che deve farlo, sono i governi!”, “Non è compito di Greta trovare le soluzioni, è il lavoro di Merkel & Co”.

Intellettuali alla deriva

Nemmeno il titolo di “filosofo” protegge certi intellettuali dal raccontare idiozie. In un’intervista a La Stampa, Alain Finkielkraut, filosofo, autore e membro dell’Académie Française, ha spiegato perché Greta Thunberg non gli piace: "Del fenomeno Greta mi inquieta proprio che sia diventata un fenomeno, un'icona planetaria, gli adulti del mondo intero si prostrano davanti a lei. L'ecologia è troppo importante e urgente per lasciarla ai bambini. I giovani non hanno esperienza del mondo” e prosegue “dicono che faranno i compiti quando gli adulti faranno i loro: gli adulti perdono l'onore cedendo a questo ricatto”. Massimo Cacciari, un altro che si definisce “filosofo”, afferma nel Corriere della Sera: “Se continuiamo ad affrontare i problemi alla Greta siamo fritti. Siamo all’ideologia dell’incompetenza” e aggiunge “Meglio stare in aula con gli scienziati". Secondo Cacciari Greta Thunberg “dovrebbe andare a scuola” e “forse si renderebbe conto che lei è svedese, i ragazzi che scioperano sono europei, ma in piazza non ci sono nè indiani, nè cinesi, nè brasiliani”. È proprio vero che talvolta, prima di aprir bocca, sarebbe utile riattivare qualche cellula ammuffita del cervello. Probabilmente la stratosferica elevatezza intellettuale di questi illustri “filosofi” ha impedito loro di leggere i giornali e di informarsi. Perché se li avessero letti saprebbero che Greta è tutt’altro che una sprovveduta. Fin dall’inizio, il suo messaggio è stato estremamente chiaro: “non è me che dovete ascoltare, è la scienza”.

Gli scienziati non hanno più dubbi

Ma apparentemente a questi sedicenti intellettuali specialisti del bashing (pestaggio) mediatico, che si stanno accanendo su Greta, la scienza non interessa affatto. Essi sembrano addirittura ignorare che il 98% dei climatologi è concorde sul fatto che se non si agisce subito e in modo radicale è la sopravvivenza stessa della nostra civiltà ad essere in pericolo. Ricordiamo che nei soli tre paesi germanofoni, ossia Germania, Austria e Svizzera, ben 26'800 scienziati hanno firmato lo sorso mese di marzo un appello ai politici, affinché agiscano in modo rapido e deciso per limitare il surriscaldamento del clima. Nel loro appello si legge a chiare lettere quanto segue:

“Attualmente molti giovani stanno protestando con insistenza per la protezione del clima e per preservare le risorse naturali. Come studiosi e uomini di scienza che si basano su solide evidenze scientifiche, dichiariamo che queste preoccupazioni sono giustificate e fondate sulle migliori conoscenze scientifiche a disposizione. Le attuali misure a protezione del clima, della biodiversità, delle risorse forestali, marine e del suolo sono lungi dall’essere sufficienti.”

Guarda caso, questi scienziati si sono alleati in un movimento dal titolo evocativo di “Scientists for Future”.