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Il suolo sta perdendo CO2 e metano, esacerbando il Global Warming

Articolo del 01 maggio 2019

Degrado ed erosione dei suoli agricoli, deforestazione, incendi di boschi e scioglimento del permafrost incrementano il riscaldamento climatico. È l’avvertimento lanciato dall’IPBES, la piattaforma intergovernativa e multidisciplinare di esperti nel campo della biodiversità e dei servizi ecosistemici

Diverse migliaia di miliardi di tonnellate di carbonio sono immagazzinate nella parte superficiale del suolo, ossia nell'humus, più di quanto se ne trovi nell’atmosfera del nostro pianeta e in tutta la sua vegetazione. Ogni manciata di terra contiene miliardi di microorganismi che trasformano ogni scarto vegetale che cade sul suolo in prezioso humus. Si tratta di un processo estremamente lento: per un solo centimetro supplementare di humus occorrono infatti qui da noi in Europa dai 100 ai 300 anni, in altre parti del mondo addirittura fino a 1'000 anni. Ecco perché il suolo è un bene estremamente prezioso e fragile ed ecco perché il suo degrado minaccia di incrementare ulteriormente il riscaldamento climatico.  

Fino a qualche decennio fa il contenuto in carbonio del suolo è rimasto stabile grazie ai batteri e ai fungi che lo utilizzano come fonte energetica. Alle nostre latitudini l’immissione nei suoli agricoli di milioni di tonnellate di fertilizzanti, erbicidi e insetticidi, combinata all’aumento della temperatura dei suoli dovuta al riscaldamento climatico, stanno tuttavia compromettendo l’attività di questi microorganismi, minandone la capacità di immagazzinare CO2. Ciò provocherà, secondo gli esperti, un aumento del 17% delle emissioni di CO2 entro il 2050.

Diversa la situazione di partenza nei terreni delle regioni artiche, ma simile negli effetti. Anche il suolo e i fondali marini di queste regioni contengono infatti enormi quantità di carbonio, in particolare sotto forma di metano (CH4), un gas a effetto serra 30 volte più potente del CO2. Questo gas è rimasto intrappolato nel permafrost per centinaia di migliaia di anni e ora, con lo scongelamento del permafrost causato dal riscaldamento climatico, ha iniziato a sciogliersi finendo nell’atmosfera.

Secondo gli esperti vi è tre volte più carbonio nel terreno che non nell’atmosfera e parte di questo carbonio si diffonde ora nell’atmosfera sotto forma di CO2 e di metano a causa della deforestazione, degli incendi di boschi, del degrado dei terreni agricoli (ogni anno vanno persi a causa dell'erosione 75 miliardi di tonnellate di terra fertile) e dello scioglimento del permafrost. Il riscaldamento climatico non potrà dunque essere fermato se non si riuscirà pure a fermare il degrado del suolo, un’impresa tutt’altro che facile in un mondo in cui ogni giorno si aggiungono altre 250'000 bocche da sfamare.