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Cosa ci insegna la piccola glaciazione

Articolo del 21 febbraio 2019

Nella seconda metà del 16° secolo iniziarono a susseguirsi inverni estremamente rigidi seguiti da estati insopportabilmente piovose, che precipitarono l’Europa in una crisi profonda

A metà pomeriggio del 3 agosto 1562 il cielo si oscurò repentinamente, sembrava che fosse calata la notte, talmente erano spesse e nere le nuvole portate da violente folate di vento. Dapprima caddero solo poche gocce di pioggia, poi iniziò a grandinare con una violenza mai vista. I blocchi di ghiaccio che cadevano dal cielo erano talmente grossi da perforare i tetti delle case. L’uragano durò ben tre ore e al suo termine gli alberi erano privi di foglie, i campi di grano distrutti e le galline stecchite nei pollai.

Questa tempesta fu solo il preludio a quello che sarebbe diventata nei decenni successivi la cosiddetta piccola era glaciale. Gli inverni divennero tanto rigidi da far gelare i grandi laghi come quello di Zurigo e addirittura quello di Costanza. I campi di grano vermino marcirono, il bestiame fu decimato da epidemie e nel 1571 ebbe inizio la peggiore carestia dei tempi moderni. I prezzi delle scarse derrate alimentari salirono alle stelle e la gente disperata tentava di nutrirsi di erba e di corteccia. Alla fame vennero ad aggiungersi epidemie di peste, di tifo e di dissenteria che ebbero facile gioco in una popolazione stremata dalla carestia. I registri dei decessi sono oggi i muti testimoni di questo immane dramma. Il periodo di situazioni meteorologiche estreme durò oltre 100 anni ed entrò nei libri di storia sotto il nome di “piccola era glaciale.

Per calmare la popolazione le autorità religiose di allora predicarono che si trattava di una punizione divina per il cattivo comportamento dell’uomo e intensificarono la caccia alle streghe, nella malsana idea che bruciare donne sul rogo avrebbe pacificato la collera di dio mitigando i rigidi inverni e concedendo estati più clementi. 

La causa di questo raffreddamento del clima nel 16° e nel 17° secolo è ancora oggi oggetto di dibattito: vi è chi l’attribuisce all’attività vulcanica e chi, come di recente la rivista Quaternary Science Reviews, lo attribuisce al genocidio degli indiani d’America da parte dei nuovi arrivati europei, genocidio che spopolò immense aree precedentemente densamente popolate e che tornarono così allo stato di foreste vergini, assorbendo immense quantità di CO2. Quale che sia la risposta, la piccola era glaciale mostra una cosa certa e cioè che basta un solo grado in più o in meno per sconvolgere completamente le basi stesse della nostra economia agricola, che, malgrado tutti i progressi tecnici, resta pur sempre alla base della nostra sopravvivenza.