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Clima: un avvertimento dal passato

Articolo del 08 novembre 2019

125'000 anni fa, durante l’ultimo periodo interglaciale, il livello degli oceani era 10 metri più alto di oggi e le temperature erano di solo 1°C più calde di quelle di oggi 

A rivelarlo è uno studio pubblicato nell’ultimo numero della rivista scientifica Nature Communications da Fiona Hibbert, Eelco Rohling e da Katharine Grant, ricercatori dell’Australian National University di Camberra, l’ateneo che si situa al 16° rango delle 200 università più prestigiose del mondo.

Da milioni di anni il clima del nostro pianeta è caratterizzato dal susseguirsi periodi glaciali e periodi più caldi, chiamati interglaciali. Oggi viviamo in un periodo interglaciale iniziato circa 10’000 anni fa. Ricerche effettuate sulla base di carotaggi ricavati nei ghiacciai più antichi dell’Antartide e della Groenlandia hanno permesso in questi ultimi anni di ricostruire in modo accurato le varie sequenze glaciali e interglaciali fino a circa 2 milioni di anni fa. Analizzando le bollicine di aria racchiuse nelle carote di ghiaccio prelevate si è scoperto che il tenore di CO2 nell’atmosfera è oscillato in passato fra i 160 ppm nei periodi più freddi delle ere glaciali, e i 280 ppm nelle fasi più calde dei periodi interglaciali.

Guardare nel passato per vedere il futuro

Fra i pericoli più gravi che ci fa correre il surriscaldamento del clima figura al primo posto l’aumento del livello degli oceani. Molti sono stati gli scenari sviluppati in merito in questi ultimi anni, scenari che vanno da un aumento di poche decine di centimetri entro il 2100 fino a diversi metri. Ecco perché i ricercatori australiani hanno avuto l’idea di andare a vedere quel che è successo durante l’ultimo periodo interglaciale, verificatosi fra 125'000 e 118'000 anni fa. La prima costatazione è stata che durante l’ultimo periodo interglaciale il livello di CO2 nell’aria non ha superato i 280 ppm, la seconda è che la temperatura massima di quel periodo è stata di solo 1°C più alta di quella di oggi, la terza che il livello dei mari ha oltrepassato di 10 metri quello di oggi e la quarta che questo aumento è stato estremamente repentino, ossia fino a 3 metri in un solo secolo.

Ci troviamo solo all’inizio di un fenomeno destinato ad aggravarsi rapidamente

All’inizio della rivoluzione industriale anche noi avevamo solo 280 ppm di CO2 nell’atmosfera, ma la rapida crescita dell’utilizzo dei combustibili fossili, dapprima nel 19° secolo il carbone e poi nel 20° secolo il petrolio e il gas, hanno provocato un massiccio aumento della concentrazione di gas a effetto serra nell’atmosfera. Quella del CO2 ha superato i 300 ppm per la prima volta nel 1950, toccando poi quest’anno i 415 ppm ed è oggi quasi del 50% superiore al massimo dell’ultimo periodo interglaciale. Conseguentemente le temperature hanno iniziato a salire in modo sempre più rapido e sono oggi in media di 1,2°C superiori a quelle dell’era preindustriale, da noi in Svizzera addirittura di 2°. I ghiacciai delle Alpi, dell’Himalaya, delle Ande e dell’Alaska hanno iniziato a fondere a un ritmo sempre più sostenuto e lo stesso fenomeno si sta verificano in Groenlandia e nell’Antartide. Così anche il livello dei mari ha iniziato a salire sempre più in fretta. Negli ultimi 150 anni è già aumentato di 30 cm. Fino al 1950 saliva in modo relativamente lento, ma poi il fenomeno s’è accelerato. Gli ultimi 5 anni sono stati gli anni più caldi da quando misuriamo le temperature e saranno con ogni probabilità considerati i più freschi dei prossimi 100.

Non si tratta di un fenomeno graduale

I ricercatori australiani hanno scoperto che all’inizio del periodo interglaciale di 125’000-118'000 anni fa furono i ghiacciai dell’Antartide i primi a fondere. Poi, alcune migliaia di anni più tardi seguirono quelli della Groenlandia. Essi hanno pure scoperto che il fenomeno non fu graduale, ma che, a un periodo di crescita lenta del livello dei mari, seguì una fase di crescita estremamente rapida con un aumento fino a 3 metri in un solo secolo. Quest’ultimo fatto fu dovuto alla scomparsa del ghiaccio marino, la cosiddetta banchisa, che lasciò liberi i ghiacciai del continente antartico e della Groenlandia di scivolare molto più rapidamente verso il mare.

Un brutto presentimento

Attualmente il nostro pianeta sta attraversando un’era interglaciale che, come abbiamo visto, è iniziata circa 10'000 anni fa, ma negli ultimi 200 anni l’uomo ha modificato in modo radicale il ciclo del CO2, causando così un aumento molto più rapido e estremo delle temperature di quanto sarebbe avvenuto in modo naturale se le cose si fossero svolte come nell’ultimo periodo interglaciale. Secondo Peter Gleckler del Lawrence Livermore National Laboratory della California, gli oceani hanno assorbito finora il 95% del calore provocato dall’aumento dell’effetto serra e dal 2000 ad oggi il calore assorbito è più che raddoppiato. Ecco perché il mare, anche a una profondità di 2 km, si sta riscaldando in modo marcato. Questo calore viene convogliato dalle correnti marine anche in direzione dei poli, dove provoca un’accelerazione della fusione delle calotte glaciali.

Un fatto finora sottovalutato

Secondo gli ultimi studi il ghiaccio marino sta fondendo molto più rapidamente dal disotto che non in superficie, il che lo rende instabile e può causare il collasso improvviso di intere gigantesche falesie di ghiaccio. Finora, se si eccettua uno studio pubblicato nel 2016 nella rivista scientifica Nature, nelle previsioni sull’aumento del livello dei mari, questo fenomeno non è stato sufficientemente preso in considerazione. Appena un paio di settimane fa dei ricercatori dell’MIT avevano stimato che fosse poco probabile che un rapido collasso delle falesie di ghiaccio dell’Antartide fosse mai accaduto durante i periodi interglaciali degli ultimi 3 milioni di anni. Lo studio dei ricercatori australiani dimostra l’esatto contrario, il che significa che, per quel che concerne gli effetti del riscaldamento climatico, c’è ancora molto da imparare.

Fra 10 anni avremo raggiunto le stesse temperature di 125'000 anni fa

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori australiani hanno analizzato i sedimenti marini del Mar Rosso, in particolare la composizione chimica dei diversi strati di plancton e di conchiglie fossili, che sono un indicatore preciso del livello del mare. Questi sedimenti mostrano quanto velocemente il livello è salito e permettono anche di distinguere da quale calotta di ghiaccio l’acqua supplementare proveniva. Essi hanno permesso di costatare che un solo grado in più ha fatto aumentare il livello del mare di 3 metri nel giro di un solo secolo. Secondo i climatologi, questo grado in più dovremmo averlo raggiunto fra una decina di anni, verso il 2030.

La difficoltà nel capire che cosa stia veramente succedendo risiede nel fatto che i cambiamenti climatici non avvengono in modo percettibile in pochi giorni, settimane, mesi o anni: essi si aggravano progressivamente sull’arco di una, due, tre generazioni. Quando ce ne accorgiamo veramente è già tardi per correre ai ripari. È un po’ come quando il capitano del Titanic intravvide l’iceberg e non riuscì più a schivarlo. Oggi vediamo il livello dei mari salire di 3,3 millimetri all’anno, un’inezia che pochi prendono sul serio. Secondo i rilevamenti satellitari della NASA i ghiacci dell’Antartide stanno tuttavia fondendo attualmente a un ritmo 6 volte superiore a quello di 40 anni fa e ogni anno il livello del mare sale più in fretta. Entro fine secolo dovremmo essere a quota da un minimo di  +70 cm fino a un massimo di +100 cm, a seconda se riusciremo o meno a diminuire le emissioni di gas a effetto serra.

Ottobre 2019, il più caldo a memoria d’uomo

La ricerca australiana mostra che la calotta di ghiaccio dell’Antartide, considerata fino a poco tempo fa il “gigante dormiente”, è tutt’altro che stabile e può cambiare rapidamente provocando danni colossali alle comunità costiere e alle loro infrastrutture. Si stima attualmente che entro fine secolo il mare potrebbe sommergere una superfice di zone costiere equivalente a 7 volte e mezza la Gran Bretagna. Il mese di ottobre 2019 è stato a livello globale l’ottobre più caldo dei tempi moderni. Il satellite europeo Copernicus ha registrato, nel mese appena concluso, temperature superiori di 0,63 °C a quelle del periodo di riferimento 1981-2000. Se ci riportiamo invece all’epoca preindustriale, si tratta addirittura di un aumento della temperatura di 1,2°C. Ci stiamo dunque avvicinando a passi da gigante all’inquietante limite di +1,5°C preconizzato come livello massimo da non superare dall’accordo sul clima di Parigi. Ricordiamo che 20 degli ultimi 22 anni sono stati i più caldi di sempre. Non a caso 11'000 scienziati di 153 paesi hanno dichiarato in questi giorni che la terra è entrata nell’era dell’emergenza climatica.

Riassumendo, ecco in sunto cosa bisogna sapere:

  • Bruciando carbone, petrolio e gas, l’uomo ha immesso nell’atmosfera l’anno scorso (2018) oltre 37 miliardi di tonnellate CO2; in media quasi 5 tonnellate a testa per ognuno dei 7,5 miliardi di abitanti della terra
  • Il CO2 è un potente gas a effetto serra. Quando aumenta il tenore di CO2 nell’atmosfera aumenta anche la temperatura. Negli ultimi 150 anni il tenore di questo gas nell’atmosfera è aumentato da 280 a 415 ppm (parti per milione)
  • Il 95% del calore prodotto dal riscaldamento climatico è stato finora assorbito dagli oceani che fungono quindi da immensi caloriferi
  • Negli ultimi 150 anni il livello degli oceani è aumentato di 30 cm
  • Il livello del mare sale per due motivi: l’espansione termica (l’acqua calda occupa più spazio di quella fredda) e per lo scioglimento dei ghiacciai situati sulla terraferma
  • I due fenomeni si rinforzano l’un l’altro: meno ghiaccio c’è, più si riscalda il pianeta e più si scioglie altro ghiaccio, il che incrementa l’espansione termica degli oceani
  • Attualmente il livello del mare sale di 0,32 cm all’anno, il che può sembrare poco, ma il fenomeno si rinforza di anno in anno ed è previsto che raggiunga da +70 fino a + 100 cm entro la fine del secolo
  • L’aumento del livello del mare ha effetti devastanti: si prevede che entro fine secolo finiranno sott’acqua zone costiere di una superficie pari a 7 volte e mezza la Gran Bretagna
  • 125’000 anni fa, l’ultima volta che il nostro pianeta aveva conosciuto temperature simili a quelle che avremo nel 2030, il livello degli oceani superava di 10 metri quello di oggi