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Piantare alberi non ci salverà dalla catastrofe climatica

Articolo del 11 giugno 2022

Nella lotta contro il surriscaldamento del clima vi è una proposta che torna sempre a galla quando manca la volontà di limitare drasticamente le emissioni di CO2: piantare alberi, miliardi di alberi. Non a caso era questa la soluzione climatica preferita di Donald Trump, quando fece uscire gli Stati Uniti dall'accordo sul clima di Parigi, affermando che tutta quella fuffa sulle emissioni era inutile e che sarebbe stato molto meglio aderire al progetto “trillion trees”, sostenuto all’epoca anche dal World Economic Forum

Gli alberi assorbono CO2 dall’atmosfera e, tramite la fotosintesi, scindono le molecole di CO2 in ossigeno (O) e carbonio (C). Quest’ultimo viene utilizzato per far crescere radici, tronco, rami e foglie, mentre l’ossigeno viene rilasciato nell’atmosfera, dove serve da “carburante” a tutto il mondo animale. La formula della fotosintesi è la seguente: 6 molecole di anidride carbonica (CO2) + 12 molecole di acqua (H2O) + energia solare vengono convertite nelle foglie, tramite la clorofilla, in glucosio (C6H12O6) + 6 molecole di ossigeno (O2) + 6 molecole di acqua (H2O). Il glucosio viene poi utilizzato dall'albero per crescere e i suoi atomi di carbonio vengono immagazzinati nel legno.

Tuttavia non tutte le foreste assorbono la medesima quantità di CO2. La quantità di carbonio immagazzinata da ogni albero dipende infatti dalla sua età, dalla velocità della sua crescita, dalla sua massa e dalla densità del suo legno. Le foreste molto giovani immagazzinano meno CO2 di quelle vecchie. Anche la loro posizione geografica è importante. Le foreste tropicali crescono molto più velocemente di quelle boreali e anche in Europa quelle situate in zone con molte precipitazioni crescono più rapidamente di quelle situate in zone più aride.

A prima vista piantare alberi potrebbe dunque sembrare la soluzione ideale per lottare contro il surriscaldamento del clima, ma ….

Per compensare il CO2 prodotto da uno Svizzero medio occorrerebbero 519 abeti

Un abete rosso di 100 anni, alto 35 metri e con un diametro del tronco di 50 cm (misurato all’altezza standard di 1,3 m) ha un volume di legno, rami compresi ma radici escluse, di circa 3,4 m3. Ciò equivale a un peso a secco di 1,4 tonnellate, di cui la metà, ossia 700 kg, è composta da carbonio, il quale a sua volta corrisponde a 2,6 tonnellate di CO2. In altre parole questo abete ha immagazzinato nel corso dei suoi cent’anni in media 26 kg di CO2 all’anno (2'600 kg : 100 = 26 kg), ciò significa che per compensare le emissioni di CO2 causate in un anno dai consumi di uno svizzero medio, ossia 13.5 tonnellate, occorrerebbero la bellezza di 519 abeti.

Alla fine dell’anno scorso la Svizzera contava 8,74 milioni di abitanti ed emetteva sul suo territorio circa 37 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, cioè in media poco più di 4,2 tonnellate a testa. Ma queste tonnellate sono briciole nei confronti delle emissioni provocate dai nostri consumi. Infatti la Svizzera ne importa attraverso i prodotti e servizi acquisiti all'estero una quantità molto superiore: circa 116 milioni di tonnellate. Con i suoi consumi e il suo tenore di vita, la Svizzera provoca quindi all'estero una quantità di emissioni di CO₂ circa tre volte superiore a quella prodotta all'interno. Il nostro paese, ad esempio, non produce automobili ma ne compera milioni all’estero, come pure il petrolio destinato a farle funzionare. Queste “emissioni importate” mostrano come i modelli di consumo e lo standard di vita del nostro paese causano gigantesche emissioni di CO₂ soprattutto al di fuori dei nostri confini. Per avere un’idea precisa sull’impatto reale sul clima dei nostri consumi occorre effettuare calcoli molto complessi: non si possono semplicemente sommare tutte le emissioni prodotte all’interno del nostro paese, ma si debbono anche aggiungere quelle causate dalle merci e dai servizi che importiamo, tenendo conto del mix energetico dei paesi dai quali li importiamo, sottrarre le emissioni dovute alla produzione delle merci che esportiamo, e tenere conto di tutte le cosiddette “emissioni grigie”.

In quanto a emissioni pro capite di CO2 la svizzera si situa nel plotone di testa

Per “energia grigia” s’intende la quantità di energia utilizzata da un prodotto o da un servizio durante tutto il suo ciclo di vita: estrazione e trasformazione delle materie prime, produzione, trasporto, utilizzazione, manutenzione e infine smaltimento o riciclaggio. Parte delle emissioni di CO₂ non sono quindi causate durante il consumo o l'uso, ma si verificano prima e dopo il ciclo di vita del prodotto o del servizio. Quando parte delle emissioni grigie si verificano al di fuori dei confini nazionali, spesso queste non vengono prese in considerazione per il calcolo delle emissioni di CO₂ di un paese. Tuttavia, se un prodotto o un servizio viene importato dall'estero e consumato all'interno di un paese e poi magari smaltito di nuovo all’estero, anche queste sue emissioni all’estero devono essere prese in considerazione nel calcolo delle emissioni totali di CO₂ del paese in questione.

In particolare nei paesi occidentali, la quantità di emissioni di CO₂ importate è spesso molto superiore alle cosiddette “emissioni dirette” di CO₂. Per poter veramente paragonare l’impronta climatica di un cittadino svizzero con quella dei cittadini di altri paesi occorre dunque tenere conto di tutte queste variabili e infine dividere la somma ottenuta per il numero di abitanti. Se l’emissione pro capite è molto elevata, ciò indica uno stile di vita molto dannoso per il clima.

Nel 2019, le emissioni pro capite più elevate al mondo si sono registrate nei 3 paesi seguenti: il Lussemburgo con circa 36 tonnellate di CO₂ pro capite, seguito dal Qatar con 27 tonnellate e dal Brunei con 23. Anche paesi come gli Stati Uniti (17 tonnellate pro capite) o l'Australia (15 tonnellate pro capite) hanno emissioni di CO₂ molto superiori alla media.

Nella graduatoria dei paesi con più emissioni di gas serra, la Svizzera si situa al 16° posto con circa 13,5 tonnellate di emissioni di CO pro capite, nettamente davanti ai paesi confinanti. In Austria le emissioni di CO2 pro capite sono 10,2 tonnellate, in Germania 9,9, in Italia 7,4 e in Francia 6,5 tonnellate. Tenendo conto del fatto che il nostro pianeta conta 208 paesi, ci situiamo dunque nel 10% dei paesi che inquinano di più. Stando al WWF "In media, la popolazione svizzera vola tre volte più spesso dei cittadini europei, guida le auto più grandi d'Europa ed è uno dei maggiori produttori di rifiuti al mondo". Se tutti gli abitanti della terra vivessero secondo lo standard svizzero, la popolazione mondiale avrebbe bisogno di tre pianeti per disporre di risorse naturali sufficienti e già oggi la catastrofe climatica sarebbe totale.

Da notare che, per poter contrastare efficacemente il surriscaldamento del clima, ogni abitante del nostro pianeta dovrebbe produrre al massimo 0,6 tonnellate di emissioni di CO₂ all'anno.

Per compensare il CO2 emesso da noi Svizzeri avremmo bisogno di una superficie boschiva equivalente a quasi cinque volte la superficie totale della Svizzera

Calcolato in modo empirico, un ettaro di bosco con alberi di tutte le specie e classi di età assorbe e immagazzina alle nostre latitudini circa 6 tonnellate di CO2 all'anno. Tenendo conto del fatto che alla fine dell’anno scorso il nostro paese contava poco più di 8,7 milioni di abitanti e che ognuno di loro produceva in media 13,5 tonnellate di CO2, sarebbero necessari circa 19,6 milioni di ettari di bosco per riassorbire tutte le nostre emissioni. Attualmente, stando all’Ufficio Federale dell’Ambiente, il 31% del nostro paese è ricoperto da foreste, il che corrisponde a 12'800 km2, ossia a malapena a 1,28 milioni di ettari. In altri termini disponiamo solamente del 6,5% della superficie di bosco che sarebbe necessaria per compensare le emissioni di CO2 provocate dai nostri consumi e anche se ricoprissimo di boschi tutto il nostro paese, citta, zone agricole, laghi e le cime delle nostre montagne comprese, non riusciremmo mai e poi mai a neutralizzare tutte le emissioni di CO2 che produciamo coi nostri consumi.

L’unico modo per neutralizzare le emissioni di gas serra è eliminarle alla fonte

C’è un unico modo per riuscirci: sopprimere completamente l’utilizzo di carburanti e combustibili fossili, passando al 100% di energie rinnovabili, e ridurre in modo drastico il nostro consumo di carne. Occorre insomma rivedere in modo radicale tutto il nostro modo di vivere. Impossibile? Non proprio: appena un paio di secoli fa, nell’era preindustriale, un uomo consumava da 70 a 80 volte meno energia di oggi e quella poca energia consumata era al 100% rinnovabile, ossia prodotta col vento, con l’acqua e con la legna. Oggi disponiamo di tecnologie molto più sofisticate, come l’eolico e il fotovoltaico, tecnologie in grado di produrre elettricità molto più a buon mercato di quella prodotta dalle centrali a gas, a carbone e termonucleari.

Per quel che concerne il consumo di carne, basta ricordare che ancora negli anni ’50 del secolo scorso la si mangiava una sola volta a settimana: durante pranzo domenicale. Oggi invece ogni Svizzero (neonati, vegetariani e vegani compresi nel calcolo) ne mangia in media 1 kg a settimana, il che rappresenta per il nostro paese quasi mezzo milione di tonnellate di carne all’anno. Vale la pena ricordare che, stando all'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, il bestiame d'allevamento è responsabile di oltre il 9% delle emissioni di gas serra nel mondo. Una vacca, ad esempio, rilascia ogni giorno nell’atmosfera circa 500 litri di metano, un gas il cui effetto serra è di circa 28 volte superiore a quello del CO2.

L’impatto climatico ed ecologico degli allevamenti industriali è oramai gigantesco e fuori controllo. Basta ricordare che in Europa, ogni anno, vengono condotti al macello 25 milioni di bovini, 248 milioni di maiali e 7,2 miliardi di polli, senza dimenticare i cavalli, gli asini, le capre, le pecore, i conigli, i pesci e quant’altro e queste cifre non tengono nemmeno conto dei milioni di tonnellate di carne importata da altri continenti, in particolare dalle due Americhe.