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“Dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà”

Articolo del 18 ottobre 2020

Chiusa con vent’anni d’anticipo l’ultima centrale elettrica a carbone dell’Oregon (USA)

Nell’Oregon, lo stato federato degli USA situato sulla riva dell’Oceano Pacifico e che confina a sud con la California, s’è chiusa un’era: quella del carbone. La Portland General Electric, che fornisce elettricità al 44% degli abitanti di questo stato, ha infatti dismesso definitivamente questo 15 ottobre la sua ultima centrale a carbone, la Boardman Generating Station, situata nella Morrow County nell’Oregon orientale.

Stando al dipartimento dell’ambiente dell’Oregon, la Boardman Generating Station bruciava fino a 8’000 tonnellate di carbone al giorno ed era la maggiore fonte di inquinamento dell’aria dell’intero stato, come pure la sua maggiore singola fonte di emissioni di CO2. Da notare che appena 4 anni fa l’Oregon produceva ancora un terzo della sua elettricità tramite centrali a carbone e che quest’ultimo impianto, costruito nel 1980, ha cessato di operare ben 20 anni prima di quanto previsto in origine.

Nel marzo del 2016 Kate Brown, appena eletta governatrice dell’Oregon l’anno precedente, aveva firmato una legge che prevedeva la chiusura di tutte le centrali elettriche a carbone del suo stato entro il 2040. Ebbene quest’obiettivo è stato raggiunto in meno di 4 anni e 20 anni in anticipo su quanto previsto. È la dimostrazione che, come diceva Niccolò Macchiavelli, “dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà”.

“I nostri clienti contano su di noi per fornire loro un futuro di energia pulita”, ad affermarlo è stata in una recente intervista la direttrice generale della Portland General Electric, Maria Pope, ”e la chiusura dell’ultima centrale a carbone dell’Oregon è un importante passo in questa direzione”. Da notare che in questo stato USA già oggi oltre l’83% dell’elettricità è prodotta tramite le rinnovabili e che gli impianti eolici in fase di progettazione dovrebbero permettere di sostituire ben presto anche il restante 17% ancora prodotto tramite gas e petrolio. E tutto ciò nonostante le politiche di Donald Trump a favore del carbone e delle altre energie fossili.