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3 a 1 per le energie rinnovabili a livello mondiale

Articolo del 26 settembre 2020

Il 75% delle nuove centrali elettriche allacciate alla rete l’anno scorso nel mondo sono state o fotovoltaiche, o eoliche, oppure idroelettriche. Questa cifra risulta da uno studio effettuato da Bloomberg, la multinazionale dell’informazione che occupa circa 2'300 giornalisti in 72 paesi e che fornisce un terzo dei dati finanziari del mercato globale 

La parte del leone l’ha realizzata il fotovoltaico con il 45%, ossia quasi la metà, dei 118 gigawatt di generazione di elettricità diventati operativi nel 2019. Con una capacità produttiva cumulata di 651 gigawatt, il fotovoltaico ha così superato per la prima volta l’eolico, che a fine 2019 di gigawatt ne produceva 644. Due terzi dei nuovi impianti di produzione di elettricità entrati in funzione l’anno scorso sono stati o fotovoltaici, o eolici. Il mercato delle centrali che funzionano a combustibili fossili (carbone, gas e nucleare) è invece letteralmente crollato.

General Electric rinuncia a costruire centrali a carbone

Proprio di questi giorni è la notizia che la multinazionale americana General Electric (GE) ha deciso di rinunciare completamente alla costruzione di nuove centrali a carbone. Ricordiamo che GE è stata per decenni leader mondiale nel campo della costruzione di centrali elettriche convenzionali, con una quota di mercato del 30%, e che appena cinque anni fa aveva speso la colossale somma di 9,5 miliardi di dollari per comperare il reparto di fabbricazione di turbine per centrali a carbone dalla multinazionale francese Alstom, un’acquisizione che s’è rivelata per la multinazionale un vero e proprio disastro finanziario. Da allora GE ha infatti dovuto licenziare migliaia di dipendenti, ridurre i dividendi a pochi centesimi, licenziare due direttori generali, mentre il valore delle sue azioni è crollato del 42% nel corso dei soli ultimi 12 mesi. Cosa è successo? Nel giro di pochi anni, in un mercato dell’energia sempre più competitivo, i prezzi degli impianti fotovoltaici e delle turbine eoliche sono calati in modo drammatico, espellendo letteralmente dal mercato i costruttori di impianti basati sulle energie fossili. Così negli Stati Uniti, malgrado il sostegno all’industria del carbone proclamato da Donald Trump, il consumo di questo combustibile fossile è oramai in rapido calo da 6 anni consecutivi e si situa oggi ai livelli di 60 anni fa. Ciò mentre gli ameircani, nel 2019, hanno consumato per la prima volta dal 1885 più elettricità prodotta tramite le rinnovabili che tramite il carbone. Ecco perché GE, per salvare capre e cavoli, ha dovuto lanciarsi a capofitto nel mercato delle rinnovabili.  

Non solo molte imprese chiedono sempre più energia rinnovabile a buon mercato, ma finalmente anche la Cina spinge alla svolta energetica

Se da un lato nel mercato dell’elettricità le rinnovabili sono di anno in anno più concorrenziali, dall’altro sono sempre più numerose le imprese e gli stati che, preoccupati dalle conseguenze catastrofiche del surriscaldamento del clima, si propongono di abbassare le emissioni di CO2 spingendo alla neutralità climatica. A titolo d’esempio basta citare l’americana Walmart, che con i suoi 11'500 supermercati in 27 paesi è la maggiore multinazionale della grande distribuzione al mondo. Ebbene Walmart è riuscita nel corso degli ultimi 3 anni a ridurre le sue emissioni di CO2 di 230 milioni di tonnellate ed esercita ora una forte pressione sui suoi fornitori affinché facciano altrettanto. Anche il fabbisogno in energia elettrica di Apple è oramai coperto al 100% da fonti rinnovabili e la multinazionale di Cupertino intende costringere tutti i suoi fornitori a fare altrettanto entro il 2030. A livello degli stati se ne parla nell’Unione Europea, dove Commissione e Parlamento intendono accelerare sul Green New Deal e anche in Svizzera, dove il parlamento ha appena varato la legge che prevede di estendere la tassa sul CO2 a tutti i carburanti e combustibili fossili. L’ultimo grande paese ad ingaggiarsi, in ordine di tempo su questa via, è la Cina, il paese che emette il 28% del CO2 da combustibili fossili prodotto a livello globale. Ebbene proprio in questi giorni Xi Jinping, il segretario generale del Partito Comunista Cinese, ha annunciato in un discorso indirizzato all’Assemblea Generale dell’ONU, che il suo paese intende raggiungere la neutralità climatica entro il 2060 e che inizierà a diminuire le sue emissioni di CO2 già prima del 2030.

La svolta è ingaggiata, ma non basta

La storia del carbone non è comunque ancora terminata. Infatti, anche se negli ultimi anni in Europa e negli Stati Uniti numerose centrali elettriche a carbone sono state chiuse, in Cina, in India e in diversi altri paesi asiatici ne sono state costruite almeno altrettante di nuove. Così nel 2019 la capacità produttiva mondiale delle centrali elettriche a carbone è stata pari a 2’089 gigawatt, con un lieve incremento di 20 gigawatt rispetto all’anno precedente. Essa ammonta ancora al triplo di quella degli impianti fotovoltaici (651 gigawatt), idem dicasi per quelli eolici (644 gigawatt) e quasi al doppio di quelli idroelettrici (1'160 gigawatt). La somma di queste tre fonti rinnovabili supera tuttavia oramai il carbone per 2'455 gigawatt a 2'089. La svolta sembra dunque timidamente ingaggiata, ma ciò ovviamente non basterà a salvare il clima. Infatti il surriscaldamento del clima non è il prodotto delle emissioni annuali di CO2, bensì il risultato dell’intero stock di CO2 accumulato nell’atmosfera partire dall’inizio della rivoluzione industriale 250 anni fa. Uno stock che continuerà inesorabilmente a crescere, anche se le nostre emissioni di CO2 si stabilizzassero e non dovessero più aumentare come negli scorsi decenni, e che rimarrà nell’atmosfera per migliaia di anni a venire. Impossibile dunque riavvolgere il nastro: quel che possiamo invece fare, è impedire che questo stock aumenti, aggravando la catastrofe climatica, ma per fare ciò occorre anche chiudere in tempi brevi tutte le centrali elettriche a carbone e a gas esistenti, elettrificare rapidamente tutti i sistemi di trasporto e cessare di usare combustibili fossili per scaldare le nostre case.