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Addio al carbone in Gran Bretagna

Articolo del 13 maggio 2019

Per la prima volta dal 1882 la Gran Bretagna ha vissuto per una settimana intera senza elettricità prodotta in centrali a carbone. Ciò non significa tuttavia che la lacuna sia stata colmata esclusivamente con le rinnovabili

È a Holborn Viaduct a Londra che la Edison Electric Light Company inaugurava nel 1882 la prima centrale a carbone, le cui turbine portarono la luce elettrica nelle strade della capitale britannica. Da allora il carbone ha dominato per un intero secolo la storia industriale del paese. Ci furono momenti in cui le quasi 3'000 miniere di carbone britanniche impiegavano ben 1,2 milioni di persone e ancora recentemente, appena sei anni fa, il 40% del fabbisogno di energia elettrica della Gran Bretagna era prodotto tramite centrali a carbone. Non deve dunque sorprendere se fino a pochi anni fa la maggioranza dei sudditi di Sua Maestà fossero convinti che il loro paese non sarebbe potuto sopravvivere senza il carbone. Ma di questi tempi le cose cambiano rapidamente e il calo del prezzo delle energie rinnovabili combinato all’urgenza della lotta al cambiamento climatico hanno finito per suonare la campana a morto del carbone. Le prime avvisaglie della fine dell’era del carbone si registrarono già a metà degli anni 1980, quando l’allora prima ministra britannica Margaret Thatcher, detta anche la dama di ferro, sconfisse definitivamente il sindacato dei minatori che aveva proclamato uno sciopero ad oltranza per tentare di fermare la progressiva chiusura delle miniere di carbone e così l’ultima miniera di carbone di profondità, situata nel Nord Yorkshire, è stata chiusa nel 2015 e la cessazione dell'attività dell’ultima centrale elettrica a carbone è in agenda per il 2025.

Il gas ha preso il posto del carbone ma anche le rinnovabili crescono rapidamente

Oggi in Gran Bretagna le fonti principali di elettricità sono tre: le centrali a gas, quelle nucleari e le rinnovabili (eolico, fotovoltaico e idroelettrico). La maggior parte, più o meno il 40%, dell’elettricità è prodotta tramite centrali a gas, le quali, per la stessa resa elettrica, emettono circa la metà del CO2 di quelle che funzionano a carbone. Un terzo circa è prodotta tramite le rinnovabili (in rapida crescita) e il 20% per mezzo di centrali nucleari. Nel 2018 le centrali a carbone hanno contribuito soltanto ancora con un magro 5% alla produzione di elettricità, servendo soprattutto a compensare le variazioni di produzione delle rinnovabili, che può fluttuare parecchio a dipendenza delle condizioni atmosferiche.

Comunque sia, nella settimana priva di carbone di cui sopra, l’eolico britannico ha prodotto il 35% dell’elettricità e il fotovoltaico il 21%, permettendo alle rinnovabili di superare per la prima volta la quota del 50%.

L’umanità consuma ogni anno 24 petawattore di elettricità

I 7,5 miliardi di esseri umani che popolano il nostro pianeta consumano ogni anno più di 24 PWh (petawattore) di energia elettrica, ossia 24'000'000'000'000'000 Wh, cioè l’equivalente di un milione di miliardi di lampadine di risparmio energetico da 24 W tenute accese per un’ora. È come se ognuno di noi, esquimesi, aborigeni e neonati compresi, tenesse accese giorno e notte e per tutto l’anno 14 lampadine da 24 W.

Due terzi di questa energia è ancora oggi prodotta tramite combustibili fossili (carbone, gas e nafta), quasi l’11% con centrali nucleari e il restante 24% tramite fonti rinnovabili. Queste cifre illustrano perfettamente la sfida che ci attende se vogliamo giungere al 100% di rinnovabili