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Perché la costruzione di nuove centrali nucleari non è la soluzione al surriscaldamento del clima

Articolo del 25 giugno 2022

Le ondate di caldo estremo e la siccità compromettono anche la produzione di elettricità delle centrali nucleari, e ciò proprio quando ne occorrerebbe molta per mantenere in funzione gli impianti di climatizzazione

Nel febbraio scorso il presidente francese Emmanuel Macron aveva annunciato pubblicamente un piano di rilancio del settore energetico nucleare, piano che prevede lo stanziamento di 52 miliardi di euro per costruire 6 nuovi reattori europei ad acqua pressurizzata, i cosiddetti EPR, ai quali ne dovrebbero seguire altri 8 attualmente allo studio. Ricordiamo che l'anno scorso la Francia ha prodotto poco meno del 70% della sua elettricità tramite centrali atomiche e che è stata fino all’anno scorso il più grande esportatore di energia nucleare del continente. Fra i suoi clienti: l’Italia, la Germania e anche la Svizzera. Quest’anno, tuttavia, per tutta una serie di problemi di manutenzione e a causa dell’ondata di caldo e della siccità la metà dei 56 reattori francesi è spenta. Risultato: la potenza quotidiana del nucleare francese tocca oggi a stento i 30 GW, invece dei 60 potenziali, il livello più basso degli ultimi 30 anni, e ciò proprio mentre tutta Europa sta cercando soluzioni alternative per ridurre la sua dipendenza energetica dalla Russia.

Centrali nucleari vecchie e fragili

La lista dei problemi che affliggono il nucleare francese si allunga di giorno in giorno. È soprattutto la corrosione delle tubazioni a mettere a rischio la sicurezza dei reattori, con la conseguente necessità di effettuare controlli e manutenzioni che ne riducono sempre maggiormente la produzione di elettricità. Stando all’Autorité de Sûreté Nucléaire si tratta di un “fenomeno grave“ perché “riguarda tratti di tubazioni direttamente collegati al circuito primario principale di raffreddamento, tratti che non possono essere isolati”, quindi, in caso di rottura di queste tubazioni, “è il circuito primario principale che presenta una breccia”. Finora le ispezioni di controllo hanno riscontrato corrosione nelle saldature di diversi circuiti nelle unità Civaux 1, Chooz 1, Penly 1 e Chinon B3; mentre proseguono i controlli su altri 8 reattori: Bugey 3 e 4, Cattenom 3, Civaux 2, Chooz 2, Flamanville 1 e 2, Golfech 1. Da notare che tra fine 2021 e inizio 2022, il sistema elettrico francese è andato in difficoltà proprio a causa delle urgenti e impreviste manutenzioni a diversi reattori atomici, tanto che la Francia ha dovuto aumentare temporaneamente la produzione delle sue centrali elettriche a carbone per sopperire ai circa 6 GW di nucleare offline. Il fatto è che i reattori francesi sono in media molto vecchi, e soffrono dunque di sempre maggiori acciacchi. A fine aprile ben 23 reattori su 56 erano fermi per la cosiddetta “manutenzione programmata” e altri 5 erano fermi per la scoperta di danni da corrosione imprevisti, danni che richiederanno somme ingenti e molto tempo per essere riparati. Ecco perché, malgrado il fatto che il parco nucleare francese sia oramai superammortizzato, il prezzo della corrente elettrica in Francia continua inesorabilmente a salire ed è oramai quattro volte più alto rispetto allo stesso periodo del 2021.

I fiumi si riscaldano, difficile raffreddare i reattori e la Francia deve fermare altre centrali nucleari

Le centrali nucleari pompano acqua dai fiumi o dal mare per alimentare i circuiti di raffreddamento dei reattori. Per questo capita, quando l’acqua è troppo calda, di non poter far girare i reattori alla massima potenza. Il problema non è nuovo: in estate la produzione di elettricità dei reattori nucleari francesi cala regolarmente e ciò proprio perché le temperature delle acque dei fiumi aumentano. Tuttavia in genere queste fasi critiche coincidono con la seconda metà di luglio e col mese di agosto, quando molte fabbriche sono chiuse, molti francesi sono in vacanza e il consumo di elettricità è più basso del solito. Il caldo anomalo che ha colpito tutta l’Europa in queste ultime settimane ha però cambiato le carte in tavola e cade in un momento in cui l’economia è ancora in piena attività. Ma non è tutto: a mancare è anche l’acqua stessa. La siccità che ha colpito la Francia ha infatti provocato anche un netto calo della portata dei fiumi, oramai spesso ridotti a miseri rigagnoli. Nell’estate del 2019, ad esempio, un’ondata di calore e un prolungato periodo di siccità avevano costretto i francesi a mettere in stand by 8 centrali nucleari, riducendo la capacità di generazione elettrica del parco nucleare francese dell’8%. Non a caso la stessa RTE (Réseau de Transport d'Electricité, S.A.), che gestisce la distribuzione dell’elettricità in Francia, ha precisato a chiarissime lettere: «Il riscaldamento climatico accrescerà il rischio di indisponibilità dei reattori nel corso delle ondate di caldo o di siccità».

Le centrali atomiche di nuova generazione poco sicure e 4 volte più care del previsto

La tecnologia nucleare di nuova generazione (EPR), sviluppata dopo la catastrofe di Fukushima, s’è rivelata un fiasco a livello internazionale. Non solo appare una tecnologia poco affidabile, ma soffre pure di enormi ritardi e di costi completamente fuori controllo. La centrale finlandese di Olkiluoto 3, il cui costo era stato preventivato a 3 miliardi di euro, è costata ben 11 miliardi e la sua costruzione si è protratta per ben 17 anni, dal 2005 al 2022. L’attivazione della centrale nucleare di Flamanville 3, prevista inizialmente per il 2012, ha dovuto essere posticipata al 2023, senza contare il fatto che i suoi costi sono lievitati dai 3,3 miliardi di euro inizialmente previsti a ben 12,7 miliardi. Idem per la centrale EPR inglese di Hinkley Point C, che dovrebbe entrare in funzione nel 2027 e i cui costi sono oramai lievitati a oltre 30 miliardi di euro. La realizzazione di quest’ultima centrale è stata resa possibile solo perché il governo britannico ha accettato di sovvenzionarla sotto forma di un prezzo garantito per l’acquisto dell'energia elettrica da essa prodotta. Stando alla BBC, si calcola che nel corso degli anni questa “sovvenzione” costerà ai contribuenti britannici la bellezza di 100 miliardi di euro.

Ma non sono solo i reattori EPR europei ad avere problemi: anche dall’altra parte del mondo, in Cina, uno dei due EPR della centrale di Taishan è fermo da un anno per anomalie e usura dei materiali e ciò ad appena 3 anni dalla sua entrata in funzione.

L’elettricità prodotta da una centrale nucleare è 4 volte e mezza più cara di quella prodotta tramite il fotovoltaico

Stando al World Nuclear Industry Status Report (WNISR), un rapporto annuale stilato da un gruppo di esperti internazionali indipendenti, nel 2020 produrre 1 kilowattora (kWh) di elettricità con il fotovoltaico è costato in media nel mondo 3,5 centesimi di euro e con l'eolico 3,79 centesimi. Produrre lo stesso kilowattora con il gas è costato 5,59 centesimi, con il carbone 10,61 centesimi e con il nucleare 15,44 centesimi di euro. Queste cifre non tengono nemmeno conto del massiccio aumento del prezzo del gas e del carbone a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Dal punto di vista economico non fa dunque alcun senso costruire nuove centrali nucleari, senza contare il fatto che ogni euro speso per nuove centrali nucleari peggiora la crisi climatica, perché non è più a disposizione per investimenti molto più efficienti per la protezione del clima. Ciò non vale soltanto perché oggi il nucleare è il modo più costoso per produrre elettricità, ma anche perché serve troppo tempo per costruire nuovi reattori, tempo di cui, se intendiamo evitare la catastrofe climatica, non disponiamo.