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Il ghiacciaio dell'apocalisse sul punto di collassare

Articolo del 19 dicembre 2021

Con una massa di oltre 480 mila chilometri cubi di ghiaccio, il Thwaites, situato sul lato occidentale dell’Antartide, è uno dei ghiacciai più grandi del mondo. Il suo collasso innescherà un effetto domino, che porterà a termine a un aumento del livello dei mari di oltre 3 metri

La Cop 26, la conferenza internazionale sul clima di Glasgow, è terminata appena un mese fa, tuttavia il tema del surriscaldamento del clima è già completamente scomparso dalle prime pagine dei media, soppiantato dalla nuova ondata pandemica di Omicron. Eppure il surriscaldamento del clima rappresenta per l’umanità un pericolo ben più grave della pandemia, e proprio in questi giorni ci giunge una notizia dal fronte climatico da far tremare più d’un climatologo.

Il Thwaites è un gigantesco ghiacciaio situato nell’Antartide occidentale. Nel 2010, aveva una superficie di circa 192.000 km², una superficie pari a quattro volte e mezza quella della Svizzera. Questo ghiacciaio scorre verso il Mare di Amundsen, nel quale si svuota sotto forma di una lingua glaciale galleggiante spessa in media 300 metri. Questa lingua di ghiaccio ha una funzione importantissima: insieme a quella del ghiacciaio Pine Island, forma una specie di tappo che impedisce alla calotta glaciale dell’Antartico occidentale di scivolare verso il mare. La calotta antartica occidentale è certo molto più piccola e sottile di quella orientale, ma il suo scioglimento farebbe aumentare il livello degli oceani di circa 3 metri, sommergendo enormi zone costiere fra cui le maggiori metropoli. Ecco perché questo enorme ghiacciaio viene strettamente monitorato dalla NASA e dai climatologi, i quali gli hanno affibbiato il soprannome di “doomsday glacier”, ossia ghiacciaio dell’apocalisse.

Vent'anni fa i primi segnali di instabilità della calotta glaciale antartica

Vent'anni fa, dalla piattaforma di ghiaccio galleggiante Larsen, situata pure lei nell’Antartide occidentale, ma molto più a Nord, si staccò una enorme una massa di ghiaccio del peso di quasi 500 miliardi di tonnellate, frantumandosi in migliaia di iceberg che derivarono nel Mare di Weddell. Già si era scoperto che questa piattaforma di ghiaccio, che alla fine degli anni ’80 aveva ancora una superficie di oltre 100'000 km2, aveva iniziato a sciogliersi, ma nessuno aveva previsto che sarebbe bastato un solo mese perché un colosso di 200 metri di spessore si disintegrasse completamente. Non a caso i glaciologi rimasero completamente scioccati, tanto dalla velocità, quanto dalla massa del crollo. Un secondo crollo, verificatosi nel 2017, ridusse ulteriormente la superficie della piattaforma di Larsen, portandola agli attuali 67'000 km2. Da notare che nella regione della piattaforma di ghiaccio Larsen, la temperatura viene monitorata fin dagli anni '40, il che ha permesso di costatare che in quell'area la temperatura aumenta di circa mezzo grado ogni 10 anni.

Questa settimana, i glaciologi riuniti a New Orleans nell’ambito di una conferenza della  American Geophysical Union, hanno avvertito che qualcosa di ancora più allarmante e drammatico si sta preparando nella regione della calotta glaciale dell’Antartico occidentale. Una spedizione di ricercatori britannici e americani ha infatti individuato enormi crepe che si sono aperte, sia in superficie, sia alla base, nella lingua del ghiacciaio Thwaites, e hanno avvertito la comunità scientifica che la lingua di questo ghiacciaio potrebbe collassare già entro i prossimi cinque anni. Una volta che questa lingua di ghiaccio che impedisce al ghiacciaio di scivolare verso il mare si sarà dislocata, è molto probabile che esso inizierà a scivolare sempre più in fretta. Stando Erin Pettit, un glaciologo della Oregon State University, e uno dei partecipanti alla spedizione, “nel peggiore dei casi, il Thwaites potrebbe triplicare la sua velocità”.

La maggior parte dei ghiacciai dell’Antartide si spingono infatti oltre la linea costiera per decine o centinaia di chilometri nell'oceano aperto. Se la lingua di uno di questi ghiacciai incontra in mare delle isole rocciose o creste sottomarine di roccia, il ghiacciaio si incaglia e il lento flusso del ghiacciaio viene rallentato anche sulla terraferma. Ciò vale anche per il Thwaites, la cui sola lingua che si estende sul mare è grande quanto due volte il Belgio. Questa superficie di ghiaccio, che in alcuni punti supera addirittura i 600 metri di spessore, è proprio quella che è sul punto di collassare entro la prossima manciata di anni, perché le acque sempre più calde dell’oceano australe la stanno letteralmente liquefacendo anche dal disotto.

La fusione del ghiacciaio Thwaites è un tipping point climatico

Da notare che lo scioglimento del solo ghiacciaio Thwaites provocherà a termine un aumento del livello degli oceani di oltre mezzo metro. Ma come detto sopra, il Thwaites non è l’unico a dettare preoccupazione: vi sono molti altri grandi ghiacciai dell’Antartide che hanno iniziato a sciogliersi, facendo defluire la loro acqua nell’Oceano Australe. Molti di questi sono ancora trattenuti dal Thwaites che blocca loro la via verso il mare. Ecco perché il suo crollo rappresenta uno dei “Tipping Points” del cambiamento climatico, quel punto di non ritorno, oltre il quale il fenomeno dell’innalzamento del livello degli oceani non può più essere fermato.

Oggi il Thwaites contribuisce solo per circa il 4% all'innalzamento annuale del livello globale del mare, ma le osservazioni satellitari mostrano che si sta sciogliendo sempre più velocemente. Fino a pochi anni fa il consenso dei glaciologi era che ci sarebbero voluti secoli di riscaldamento globale prima che in Antartide ghiacciai delle dimensioni del Thwaites fossero crollati, ora sappiano che ciò può accadere nel giro di pochi anni.

Se la scomparsa della banchisa (ghiaccio galleggiante) nell'Artico e nell'Antarcico non influisce affatto sull’aumento del livello dei mari, perché si tratta di ghiaccio galleggiante, la fusione dei ghiacciai delle calotte antartica e della Groenlandia ha per contro un impatto diretto, visto che si tratta di ghiacciai situati sulla terraferma, i quali, sciogliendosi, riversano l’acqua direttamente in mare. A ciò va aggiunto il fatto, come abbiamo visto sopra, che i ghiacciai non sono affatto masse di ghiaccio inerti che rimangono ferme a sciogliersi lentamente al sole. I ghiacciai si comportano come fluidi viscosi, che scivolano verso il basso a una velocità che dipende dalla configurazione del terreno e dall’acqua di fusione che si accumula alla loro base e che funge da lubrificante. Il ghiacciaio groenlandese di Jakobshavn, considerato il più rapido al mondo, scivola verso il mare addirittura alla velocità media di 45 metri al giorno, ossia di oltre 16 km all’anno. Con i record di temperature che sono stati segnalati in questi ultimi due anni nelle regioni polari (18.3°C registrati il 6 febbraio 2020 nell’Antartide e 38°C registrati il 20 giugno del 2020 a Verkhoyansk, in Siberia, 110 km a Nord del circolo polare artico) questo fenomeno non è certo destinato a diminuire.