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Su Twitter il dibattito sul clima è oramai alimentato da un esercito di robot

Articolo del 24 febbraio 2020

Stando a uno studio effettuato da ricercatori della Brown University (Rhode Island/USA) e della Bristol University (UK), Twitter è stato inondato da “fake news” sul clima generati automaticamente da un esercito di robot

Secondo il quotidiano britannico The Guardian, che ha avuto accesso allo studio non ancora pubblicato, ¼ dei tweed sul clima apparsi su Twitter non è stato prodotto da esseri umani in carne ed ossa, ma automaticamente da software programmati per seminare il dubbio sul riscaldamento climatico e per diffondere e amplificare le tesi dei negazionisti. Si tratta messaggi stilati da programmi estremamente sofisticati i quali imitano il modo di comunicare degli umani in modo talmente perfetto, da non essere più distinguibili da quelli redatti da un internauta reale. Essi producono i loro messaggi in modo completamente automatico, li ritwittano e li arricchiscono con i like necessari a renderli più sexy.

Per arrivare alla loro conclusione, i ricercatori hanno analizzando milioni di messaggi apparsi su Twitter quando Donald Trump ha annunciato la sua decisione di ritirare gli Stati Uniti dagli accordi sul clima di Parigi. Guarda caso la stragrande maggioranza di questi messaggi “fake” ha felicitato il presidente per la sua decisione, mettendo in dubbio la validità scientifica del lavoro di migliaia di climatologi e l’opportunità di una lotta decisa contro il surriscaldamento del clima.

Ricordiamo che secondo un’inchiesta di PNAS, la rivista della National Academy of Sciences degli Stati Uniti, il 98% dei climatologi è concorde sul fatto che l’attuale riscaldamento globale è di origine umana. Per arrivare a questa conclusione il PNAS ha analizzato 12’000 articoli scientifici sul clima apparsi su rinomate riviste scientifiche su un arco di 20 anni, fra il 1991 e il 2011. Il 97% di questi articoli concorda sul fatto che il riscaldamento del clima è reale e che è dovuto all’uomo. Nel 3% di articoli contrari sono invece stati riscontrati numerosi errori metodici, gravi lacune scientifiche e l’occultamento di dati non conformi alle opinioni dei loro autori.

Anche se i ricercatori della Brown University e della Bristol University non sono riusciti a scoprire i nomi dei mandanti di questa vasta campagna di disinformazione, non è difficile capire a chi essa sia utile: alle lobby delle energie fossili, che, nel caso di una lotta decisa al riscaldamento climatico, avrebbe tutto da perdere.