Notizie positive

La rivoluzione silenziosa del trasporto individuale

Articolo del 29 dicembre 2019

Venduti in Cina oltre 300 milioni di veicoli elettrici a due ruote. India e Ruanda s’apprestano a seguire l’esempio

Nei paesi ricchi il trasporto individuale è dominato dalle automobili. Non così nei paesi emergenti, come Cina, India e Ruanda, dove sulle strade a dominare sono i veicoli a due ruote (moto e motociclette). In questi paesi il 20% delle emissioni di CO2 e il 30% di quelle di polveri sottili sono causate da questo tipo di veicoli con motori a due tempi. Ecco perché delle 50 città più inquinate del mondo ben 30 si trovano proprio in India e in Cina.

Per combattere l’inquinamento la Cina ha preso decisioni radicali

Per porre rimedio a questo inquinamento il governo cinese ha preso nel 2015 due decisioni radicali: ha decretato un divieto di circolazione per i veicoli a due ruote con motore a scoppio nei centri urbani e ha lanciato un gigantesco piano di elettrificazione del trasporto pubblico su gomma. Ecco perché in Cina s'è assistito in questi ultimi anni a una vera e propria esplosione del mercato delle motociclette, delle biciclette e dei bus elettrici. Se nel 1998 i due ruote elettrici sulle strade cinesi erano poche decine di migliaia, ora ammontano a ben oltre 300 milioni, mentre i bus elettrici oltrepassano oramai il mezzo milione.

Per motociclette e bici elettriche è necessaria solo un’autonomia limitata

Un raggio d’azione di 100 km è il limite superiore dei tragitti quotidiani su due ruote. Ecco perché per questo tipo di veicoli basta un pacco batterie da 2 chilowattora, ossia uno 8 volte più piccolo di quello che sarebbe necessario per percorrere la stessa distanza con un’automobile. Negli ultimi 10 anni i prezzi delle batterie per veicoli elettrici sono letteralmente crollati. Se nel 2010 il costo di un pacco batterie era ancora in media 1'160 dollari al kWh, quest’anno il prezzo al kWh è sceso per la prima volta sotto i 100 dollari. Così scooter e biciclette elettrici sono diventati di gran lunga il modo più rapido e a buon mercato per rendersi al lavoro, il che spiega l’enorme successo che hanno auto in questi anni in Cina. Non a caso la più grande fiera mondiale di due ruote si tiene proprio in Cina. L’ultima di queste fiere la 29th China International Bicycle Fair, che s’è tenuta lo scorso mese di maggio a Shanghai, ha visto esposti oltre 350'000 veicoli a due ruote di quasi 14’00 fabbricanti di biciclette elettriche e di oltre 22'000 fabbricanti di motociclette elettriche. L’anno scorso le vendite mondiali di veicoli elettrici a due ruote hanno oltrepassato per la prima volta la marca dei 40 milioni, il 90% dei quali sono stati venduti in Cina. Il successo delle biciclette e degli scooter elettrici è stato talmente dirompente che una decina di metropoli cinesi, fra cui Beijing, Shanghai, Guangzhou, Xiamen e Shenzhen, hanno dovuto limitarne l’uso spingendo gli utenti ad utilizzare maggiormente il trasporto pubblico, ben inteso elettrico, su gomma.

Anche l’India si lancia all’elettrico

In India le vendite annuali di veicoli a due ruote si situano attorno ai 20 milioni di unità. Finora la quota di mercato di quelli elettrici è stata solo marginale, ma appare destinata a crescere rapidamente. Il governo indiano ha infatti lanciato FAME (Faster adoption and manufacturing of hybrid and electric vehicles), un programma di incentivi finanziari per l’acquisto di 86 diversi modelli di due ruote elettrici. Così, stando alla Indian Society of Manufacturers of Electric Vehicles, nel giro di un solo anno le vendite sono più che raddoppiate, passando da 54'800 unità a 126’000. Nelle città indiane, così come in numerose altre città asiatiche, circolano pure numerosi veicoli a tre ruote con motori a due tempi estremamente inquinanti. Ecco perché, nell’ambito di FAME, anche Piaggio si sta mettendo all’elettrico, lanciando, per ora solo sul mercato indiano, la sua Ape elettrica, ribattezzata per l’occasione Ape E-City al prezzo di 3'000 euro. Il nuovo veicolo verrà costruito nello stabilimento di Baramati, nello stato indiano del Maharashtra. Ricordiamo che l’Ape e altri veicoli simili giocano un ruolo importante nella mobilità e nel commercio di molte città asiatiche, sia per il trasporto di merci o come chioschi ambulanti, sia come taxi, i cosiddetti tuk tuk.

Anche l’Africa non dorme

Non sono solo la Cina e l’India a scommettere sul trasporto elettrico a due ruote. Anche il Ruanda ha deciso di puntare sull’elettrico. Lo scorso mese di agosto il presidente ruandese Paul Kagame ha annunciato un piano che prevede l’elettrificazione dell’intero sistema di trasporti del paese. Per cominciare saranno sostituite con motociclette elettriche quelle con motore a scoppio che fungono da taxi in questo stato africano. Nella sola capitale Kigali ve ne sono da 20 a 30mila. Secondo Patrick Nyirishema, il direttore generale dell’autorità ruandese di regolamentazione dei trasporti, dopo i moto-taxi, toccherà ai bus e poi alle automobili passare all’elettrico. Per realizzare questo progetto è nata a Kigali la Ampersand, una start-up co-finanziata dal governo che ha già messo in piedi un sistema pilota per garantire la ricarica dei nuovi veicoli elettrici e realizzato un suo proprio modello di moto elettrica basato su un telaio importato dall’Asia. Per permettere ai moto-taxi di essere continuamente in movimento vi saranno delle stazioni di servizio in cui cambiare al volo le batterie.

Smentendo il cliché di un’Africa irrimediabilmente condannata al sottosviluppo, il Ruanda s’è lanciato da una decina di anni in un vasto piano di modernizzazione e di digitalizzazione, teso a trasformare il paese nel polo tecnologico d’Africa. A Kigali è un vero e proprio fiorire di start-up, che stanno trasformando profondamente l’economia del paese. È qui che s’è iniziato a sviluppare la distribuzione di merci via droni ed è qui che è stato lanciato nel 2013 il progetto “Smart City” per realizzare un sistema intelligente di gestione del traffico con terminal sotterranei di bus, una rete sofisticata di trasporti pubblici e diverse piste ciclabili. Non è dunque un caso che sia proprio il Ruanda il paese scelto dal gruppo VW per costruire la sua quarta fabbrica di automobili del continente africano. Da notare che le automobili prodotte da VW a Kigali non sono vendute a privati, ma sono destinate a innovativi servizi di "community car-sharing".