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L’impatto dell’innalzamento del livello dei mari è molto più grave del previsto

Articolo del 31 ottobre 2019

Un nuovo studio, pubblicato martedì dalla rivista scientifica Nature Communications, moltiplica per 4 l’impatto previsto dall’innalzamento del livello del mare. Alla base dello studio la correzione delle cifre errate fornite dalle rilevazioni satellitari della NASA

Attualmente il 10% della popolazione mondiale vive in zone costiere situate a meno di 10 metri dal livello del mare, almeno è quello che si pensava finora in base alle rilevazioni fornite dai satelliti della NASA. In cifre si tratta di 130 milioni di cinesi, 55 milioni di indiani, 41 milioni di abitanti del Bangladesh, 35 milioni di indonesiani, 26 milioni di giapponesi, 23 milioni di vietnamiti, 17,5 milioni di americani, per citare solo gli abitanti delle nazioni più importanti. In alcuni paesi è addirittura la totalità della popolazione a vivere sotto questo livello, parliamo qui della Guyana, delle Maldive, del Belize e del Surinam. In altri tre paesi è l’80% e cioè in Thailandia, nel Bahrain e nelle Bahamas. Qui da noi in Europa sono il 77% degli olandesi ad essere nella stessa situazione. In vista dell’innalzamento del livello del mare occorrerebbe dunque indirizzare lo sviluppo urbano verso zone meno vulnerabili.

Non 37, ma 150, i milioni di persone minacciate dall’innalzamento del livello degli oceani

Fino all’altro ieri gli scenari più ottimistici prevedevano che entro i prossimi trent’anni 37 milioni di persone che vivono in queste zone costiere si sarebbero trovati coi piedi nell’acqua. Da martedì scorso non è più così: infatti, secondo lo studio effettuato da ricercatori dell’organizzazione Climate Central e della Princeton University e appena pubblicato nella prestigiosa rivista scientifica Nature Communications, la situazione è molto peggiore di quanto si credesse finora e le persone minacciate entro il 2050 sono 150 milioni. I ricercatori si sono infatti accorti di avere interpretato per anni in modo errato i dati che venivano loro forniti dalle misurazioni satellitari.

Previsioni fatte sulla base di dati satellitari non attendibili

Le previsioni fatte finora sull’impatto delle alte maree si basavano sull’altimetria delle zone costiere fornita dai rilevamenti satellitari della NASA, ma gli scienziati si sono accorti ora che queste misurazioni non corrispondono alla realtà, ossia alla quota al livello del terreno, bensì vengono falsificate dalle cime degli alberi e dai tetti delle case, il che può alterare i dati anche di decine di metri. Ciò rappresenta un problema in particolare nelle regioni costiere coperte da una fitta vegetazione o da grandi agglomerazioni urbane, e queste ultime sono parecchie.

Rifatti i calcoli, il risultato è devastante

Accortisi dell’errore metodologico, i ricercatori hanno dovuto rifare completamente i loro calcoli. L’errore ha potuto essere corretto facendo ricorso anche all’intelligenza artificiale e il risultato si è rivelato devastante. Ad esempio nel Vietnam (vedi immagine sopra) a finire sott’acqua non sono più soltanto alcune zone del delta del Mekong, bensì l’intero delta fin oltre il confine con la Cambogia, inclusa la capitale Ho Chi Minh City, l’antica Saigon, una metropoli di oltre 8 milioni di abitanti situata a filo del livello del mare e dove già oggi interi quartieri vedono le strade quotidianamente invase dall’acqua durante le ore di alta marea.

Anche Mumbai, la capitale finanziaria dell’India e con i suoi 29 milioni di abitanti la sesta area metropolitana più grande del mondo, è gravemente minacciata. Il suo centro storico, costruito in quelle che a suo tempo erano una serie di piccole isole prospicenti la costa occidentale dell’India, si trova praticamente al livello del mare. Lo stesso discorso vale per Bangkok, la capitale della Thailandia che conta 8 milioni di abitanti, dove il mare negli ultimi anni s’è già mangiato una striscia di costa profonda 15 km, e per Giacarta, la capitale dell’Indonesia che conta oltre 10 milioni di abitanti. In quest’ultimo paese il governo ha già iniziato i lavori per trasferire la capitale in un luogo più elevato e sicuro

110 milioni di persone vivono già oggi in zone situate al disotto del livello del mare durante le ore di alta marea

Secondo lo scenario più ottimistico dello studio della Princeton University, entro il 2050 oltre 150 milioni di persone vivranno in zone situate al disotto del livello delle alte maree, ossia 4 volte di più dei 37 milioni previsti fino all’altro ieri. Una notizia incoraggiante comunque il nuovo studio lo riserva: se 110 milioni di persone (28 milioni secondo le stime precedenti) vivono già oggi in zone che finirebbero sott’acqua coll’alta marea, vuol dire che dighe e altri ripari funzionano. Resta il fatto che in un futuro tutt’altro che lontano occorreranno dighe molto più alte e sistemi di pompaggio molto più potenti per evitare il collasso di queste città costiere. Un compito non da poco e che si preannuncia estremamente costoso.