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Di tassa sul CO2 se ne parla da 30 anni

Articolo del 17 ottobre 2019

Diversi paesi l’hanno già introdotta, ma essa dispiega effetti benefici per il clima solo se è sufficientemente elevata. Secondo gli esperti del Fondo monetario internazionale dovrebbe ammontare ad almeno 75 dollari a tonnellata di CO2 emesso. I pionieri della Tassa sul CO2 sono stati all'inizio degli anni '90 del secolo scorso i paesi nordici

La oggi 16enne attivista climatica svedese Greta Thunberg non era ancora nata, quando nel 1991 il suo paese fu uno dei primi paesi al mondo a introdurre una tassa di 30 Euro per ogni tonnellata di CO2 emessa. Malgrado questa tassa, che negli anni è salita fino agli attuali 115 Euro a tonnellata, sia oggi la più elevata al mondo, ciò non sembra dare fastidio agli svedesi. Le ragioni del suo successo sono tre. Da un lato c’è il fatto che, già al momento della sua introduzione, non cambiò molto per i cittadini, perché faceva parte di una grande riforma fiscale, nel corso della quale vennero abolite o ridotte altre tasse invise ai cittadini, poi per il fatto che la Svezia non dispone di nel suo sottosuolo di riserve di petrolio o gas e quindi non vi sono in questo paese nordico le tradizionali potenti lobby delle energie fossili, e infine perché in questi anni, malgrado la tassa sul CO2, l’economia svedese ha non ha dato segni di rallentamento e ha continuato tranquillamente a crescere. L'effetto della tassa è stato però limitato a causa delle diverse eccezioni previste nella relativa legge, la quale ad esempio esenta dal pagarla le compagnie aeree e quelle di navigazione, due settori in forte crescita. Essa ha comunque permesso di ridurre nel corso degli ultimi 30 anni le emissioni svedesi di CO2 di circa un quarto.

Un altro tentativo di introdurre una tassa sul CO2 fu fatto su iniziativa del governo britannico di John Major due anni più tardi, nel 1993, ma la potente lobby dei trasporti vi si oppose in modo feroce facendo fallire il tentativo. Oggi in Gran Bretagna la tassa sul CO2 c’è di nuovo, ma limitata solo alla produzione di elettricità, dove tocca in particolare il carbone e il gas.

Ma vediamo quali paesi hanno già introdotto la tassa sul CO2

Svezia

Una tassa di 30 Euro a tonnellata fu introdotta nel 1991 su combustibili e carburanti fossili. Essa fu poi aumentata a scaglioni fino a raggiungere i 115 Euro attuali. L’effetto di questa tassa s’è fatta sentire soprattutto nel settore immobiliare, dove i tradizionali sistemi di riscaldamento basati sul petrolio sono stati sostituiti da sistemi più ecologici.

Svizzera

Una tassa di 12 franchi (11 Euro) per tonnellata di CO2 fu introdotta nel 2008 solo sui combustibili fossili da riscaldamento (olio e gas), legno escluso. Nel corso degli anni la tassa è stata aumentata a scaglioni e ammonta oggi a 96 franchi (87 Euro). L’incasso di circa un miliardo di franchi all’anno non entra però nel bilancio dello stato, ma viene restituito per i 2/3 alla popolazione sotto forma di sovvenzione ai premi di cassa malati (40.- franchi all’anno per ogni persona) e per il terzo restante sotto forma di sovvenzioni ai risanamenti energetici degli edifici. Questa tassa ha permesso di abbassare le emissioni di CO2 del settore abitativo del 30% in 10 anni.

Finlandia

La tassa, introdotta agli inizi degli anni 90, ammonta oggi a 62,50 Euro a tonnellata di CO2

Norvegia

La tassa, introdotta nel 1991, ammonta attualmente a circa 52 Euro a tonnellata di CO2

Francia

Una tassa sulle emissioni di CO2 di inizialmente di 7 Euro fu introdotta nel 2014. Da allora è aumentata di anno in anno fino a  raggiungere i 44,6 Euro a tonnellata nel 2018. La tassa non ha praticamente nessun effetto sul prezzo dell’elettricità, che in Francia è prodotta essenzialmente col nucleare, ma ha per contro un forte impatto sul prezzo della benzina. Dato che, soprattutto nelle campagne, molti francesi utilizzano l’automobile su lunghe distanze, l’aumento della tassa previsto per il 2019 ha scatenato la rivolta dei gilet gialli e ha costretto il governo a fare marcia indietro. Il piano originale prevedeva di portarla a 86,2 Euro a tonnellata entro il 2022 e a 100 Euro entro il 2030.

Danimarca

La tassa sul CO2 è stata introdotta all’inizio degli anni 90 e ammonta oggi a circa 23 Euro a tonnellata.

Gran Bretagna

Introdotta nel 2013, la tassa britannica sul CO2 ammonta attualmente a 18 £, ossia a 21,40 Euro a tonnellata. Questa tassa relativamente bassa è bastata per estromettere dal mercato le centrali elettriche a carbone e a incrementare massicciamente la produzione di elettricità tramite le rinnovabili e il gas fossile, il quale, à parità di rendimento elettrico, produce solo la metà di CO2 del carbone. Fin dalla messa in funzione della prima centrale elettrica a carbone nel 1882, il Regno Unito ha prodotto la sua elettricità col carbone. Il calo dei prezzi delle rinnovabili e la tassa sul CO2 hanno reso questi impianti sempre meno concorrenziali e quest’anno, per la prima volta da quasi 140 anni, la Gran Bretagna ha prodotto più elettricità da fonti rinnovabili che non da fonti fossili. Il calo dell’elettricità prodotta con le fossili è stato drastico soprattutto negli ultimi 9 anni, passando 288 a 142 terawattore.

Irlanda

La tassa introdotta nel 2010 ammonta attualmente a 20,50 Euro a tonnellata di CO2

Slovenia

Questo paese ha seguito già nel 1996 l’esempio dei paesi scandinavi, introducendo una tassa sul CO2, che ammonta attualmente a 17 Euro a tonnellata

Canada

Il premier canadese Justin Trudeau ha dato questa primavera seguito alla sua promessa elettorale, introducendo su tutto il territorio nazionale una tassa sul CO2 di 20 dollari canadesi, ossia circa 13 Euro a tonnellata. Essa dovrebbe aumentare entro il 2022 fino a 50 dollari (34 Euro) a tonnellata.

Australia

Nel 2012 l’allora prima ministra laburista Julia Julliard introdusse una Carbon Tax di 23 dollari australiani (14 Euro) per tonnellata di CO2. Il governo di destra di Tony Abbott, eletto nel 2014, l’ha di nuovo abolita.

Sudafrica

Una tassa sul CO2 di 8,3 dollari (7,5 Euro) a tonnellata è stata introdotta lo scorso mese di giugno

Anche alcuni paesi dell’Est dell’Unione Europea hanno introdotto tasse sul CO2, ma di portate relativamente limitate

Lettonia nel 2004, 5 Euro a tonnellata

Estonia nel 2000, 2 Euro a tonnellata

Polonia nel 1990, 7 centesimi di Euro a tonnellata

Unione Europea

L’Unione Europea ha introdotto nel 2005 un contorto sistema di commercio di certificati di emissione di CO2. All’inizio il sistema funzionava così: una specie di banca centrale del CO2 distribuiva gratuitamente alle imprese dei “permessi” di emissione di CO2, le imprese che non ne avevano bisogno potevano poi venderli sul libero mercato a quelle imprese che invece producevano molto CO2, come ad esempio l’industria automobilistica. L’eccesso di certificati emessi ebbe per effetto di stabilire un prezzo di CO2 bassissimo, ossia appena 5 Euro per ogni tonnellata di CO2 emessa. Nel frattempo il sistema è stato parzialmente corretto e il prezzo è salito a 26 Euro a tonnellata. Oggi, di seguaci di questo sistema, ne sono rimasti ben pochi e si riflette in seno all’Unione sull’opportunità di rimettere in agenda l’introduzione di una vera tassa sul CO2. Così i Paesi Bassi hanno proposto recentemente di introdurre una tassa sul CO2 a livello europeo per l’aviazione civile. Il presidente Francese Macron ha dal canto suo proposto di introdurre al confine dell’Unione Europea una tariffa doganale sul CO2, come suggerito da 3’500 economisti americani.