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“Evacuazione”, la nuova normalità nell’era del clima che si riscalda

Articolo del 13 ottobre 2019

In questi ultimi mesi a fare sempre più spesso titolo nei telegiornali e nei giornali sono stati gli incendi (Siberia, Alaska, Brasile), gli uragani (Dorian, Lorenzo, Idai), le inondazioni (India, Spagna, regione del Mississippi) e le siccità (Australia, Sudafrica, India, Germania, Pianura Padana). Tutti fenomeni legati al riscaldamento del clima. 

Nel solo 2017 gli uragani hanno provocato a livello mondiale oltre 11'500 morti e danni per 375 miliardi di dollari. Il fatto è che, con il clima che si riscalda, gli uragani di forte intensità diventano sempre più numerosi. Così nella prima metà del 20° secolo di uragani di forza 5 (i più violenti, vedi in calce), sono stati solo 8, uno in media poco più di ogni 6 anni; nella seconda metà quasi il doppio, ossia 14, uno in media ogni 3 anni e mezzo. In questo inizio del 21° secolo la loro frequenza è ancora aumentata, nei suoi primi 20 anni sono stati 14, sei dei quali nei soli ultimi 3 anni. Non solo gli uragani di categoria 5 sono aumentati in numero, ma anche in violenza. Se nella prima metà del 20° secolo i loro venti raggiungevano di regola, con pochissime eccezioni, velocità massime di 260 km all’ora, negli ultimi anni si sono raggiunti picchi di oltre 290 km all’ora. Il più violento di tutti fu l’uragano Patricia che devastò il Messico nel 2015 con venti che toccarono per la prima volta nella storia della meteorologia i 346 km all’ora. Non deve dunque sorprendere se il termine “evacuazione” appare sempre più spesso nei media. Ecco alcuni esempi recenti:

Metà ottobre 2019: confrontato al tifone Hagibis, il Giappone ordina l’evacuazione di 7,3 milioni di persone  

Hagibis, chiamato dai giapponesi il mostro, è un tifone di categoria 5 con un diametro di 1400 km ed è il stato più forte che abbia mai colpito il settore centrale e nord-orientale del Giappone. I danni verificatisi lungo la costa sono enormi, intere aree residenziali sommerse, treni fermi e 1600 voli cancellati. Il governo ha dovuto decretare lo stato di catastrofe e mobilitare 27'000 soldati per dare man forte ai 10'000 soccorritori della protezione civile. Secondo testimoni diretti a Tokyo il vento del tifone è stato talmente forte da far vacillare i grattacieli.

Metà ottobre 2019: ordinata l’evacuazione di 100'000 abitanti di Los Angeles

I nuovi violentissimi incendi di boschi, che si sono sviluppati alla periferia di Los Angeles, hanno costretto il governatore della California a dichiarare lo stato d’emergenza.  Pacific Gas and Electric Co., il maggiore fornitore californiano di energia elettrica, ha tagliato la corrente a circa 800'000 case ed edifici commerciali.

Metà agosto 2019, la tempesta tropicale Krosa investe il Giappone occidentale costringendo le autorità ad evacuare oltre 400mila persone

Con venti fino a 160 km orari, Krosa ha provocato la cancellazione di centinaia di voli e ha riversato nelle zone maggiormente colpite fine a un metro di acqua in sole 24 ore.

Fine agosto 2019: il Giappone ordina l’evacuazione di 870'000 abitanti dell'isola di Kyushu a causa di gravi inondazioni

Violentissime piogge torrenziali colpiscono il sud ovest del Giappone. Frane, esondazioni di fiumi e torrenti, alluvioni e black out colpiscono le prefetture di Saga, Fukuoka e Nagasaki. L’allerta di livello cinque, la più alta in assoluto per il paese asiatico, spinge le autorità a ordinare l’evacuazione per 870mila di persone. In totale sono più di un milione le persone a cui è stato consigliato di lasciare le proprie case.

Inizio luglio 2019: sempre a Kyushu, evacuazione di oltre 1 milione di persone 

L’ordine di evacuazione riguarda gli inquilini di 482'000 abitazioni. La regione è colpita da piogge violentissime, fino a 25 cm di acqua in sole 6 ore, molto di più di quanto cade solitamente dal cielo nell'intero mese. Il governo dispiega nella regione 14’000 membri delle forze armate per assistere i soccorritori. L’anno prima un’emergenza analoga aveva causato 200 morti.

Maggio 2019: Nello stato indiano di Orissa arriva il ciclone Fani: evacuate 800'000 persone

Le autorità procedono all’evacuazione di massa più imponente della storia dell’India. L’obiettivo era scongiurare una tragedia simile a quella accaduta nel 1999, quando il ciclone Odisha aveva ucciso più di 8’000 persone.

Anche la Svizzera non è risparmiata

Qualche evacuazione di origine climatica l'abbiamo vista in questi ultimi anni anche nel nostro paese, sebbene finora, per fortuna, di dimensioni molto più modeste. Basta ricordare l'evacuazione due anni fa di oltre 140 abitanti del villaggio di Bondo nella Valle Bregaglia e la morte di otto escursionisti, causati dal crollo di parte del Piz Cengalo, destabilizzato dalla fusione del permafrost alpino, oppure la violentissima inondazione, di dimensioni mai viste prima, che colpì del 2005 il quartiere Matte di Berna, quando i soccorritori ci misero diversi giorni per evacuare con elicotteri e barche 240 abitanti rimasti intrappolati dalle acque, fra i quali anche l'autore di questo articolo. E dire che finora la temperatura media della terra è salita di un solo grado! Chissà come sarà la situazione nel 2030 quando la temperatura sarà salita a 1,5°C, o nel 2050, quando di prevede sarà superata la fatidica soglia dei +2°C.

 

Come vengono catalogati i cicloni

Le tempeste vengono considerate cicloni, uragani o tifoni (i termini sono sinonimi) quando il vento supera i 118 km orari. La loro intensità si misura in base alla scala Saffir-Simpson, un sistema elaborato 50 anni fa da due scienziati statunitensi: Herbert Saffir e Robert Simpson. La scala è composta da 5 categorie, in relazione alla velocità del vento e ai danni che provocano.

Categoria 1 – venti tra 118 e 153 km/h – Danni limitati a barche, alberi, strutture mobili, insegne, tetti. Possibili limitate inondazioni in prossimità della costa.

Categoria 2 – venti tra 154 e 177 km/h – Danni rilevanti ad alberi e strutture mobili; danni anche agli immobili, seppur lievi a finestre, antenne, tetti; Gli ormeggi delle barche si possono rompere; Possibili inondazioni con acque fino a 2,5 metri oltre il livello medio che possono richiedere l'evacuazione dei residenti delle zone costiere più basse.

Categoria 3 – venti tra 178 e 209 km/h – Alberi abbattuti, strutture mobili distrutte, gravi danni alle case. Inondazioni con acqua fino a 4 metri oltre il normale livello. Evacuazione dei residenti.

Categoria 4 – venti tra 210 e 240 km/h – Gravi danni agli edifici (tetto e muri portanti). Alberi, cespugli, insegne e cartelli stradali divelti. Le inondazioni con altezze prossime a 6 metri oltre il livello medio. Evacuazioni dei residenti fino a una decina di chilometri nell’entroterra.

Categoria 5 – venti superiori ai 250 km/h – Danni gravissimi agli edifici, che possono anche essere abbattuti. Distruzione totale di tutte le strutture mobili e abbattimento di ogni genere di alberi, insegne, cartelli stradali. Inondazioni estese lungo e zone costiere, che possono superare l’altezza di 6 metri oltre il livello normale. Evacuazioni di massa fino a 16 km nell’entroterra.