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Microplastiche anche sulle cime dei Pirenei e delle Alpi

Articolo del 18 aprile 2019

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Geoscience rivela che il vento trasporta le microplastiche anche nei luoghi più impensabili

L’8% del petrolio estratto dal sottosuolo serve a produrre plastica. L’anno scorso ne sono state prodotte oltre 350 milioni di tonnellate. Si calcola che dal 1950 ad oggi sono stati prodotti complessivamente oltre 8,3 miliardi di tonnellate di questi polimeri artificiali, 600 milioni di tonnellate dei quali sono stati riciclati e altri 800 milioni di tonnellate bruciati. Il resto, ossia 6,9 miliardi di tonnellate di plastica, se non è ancora utilizzata, sono stati dispersi nella natura. Tutti hanno visto in TV le gigantesche isole galleggianti di plastica dei nostri oceani, gli animali marini prigionieri di buste di plastica, mammiferi e uccelli marini morti con lo stomaco pieno di plastica e chi va al mare non può fare a meno di vedere gli oggetti di plastica che ogni mattino le maree ci depositano sulle spiagge. Vi è tuttavia un inquinamento da plastica molto più subdolo, perché invisibile: quello delle microplastiche.

Microplastiche dappertutto

Le microplastiche sono state trovate dappertutto: nell’acqua piovana, nell’acqua del rubinetto, negli alimenti, nelle bevande, compresi birra e vino, nel miele, nel sale e nei frutti di mare e persino nelle feci umane. Un gruppo di ricerca anglo-francese coordinato da Steve Allen e Deonie Allen, ha voluto vederci più chiaro e, studiando le tappe del tragitto compiuto dalle microplastiche, dal trasporto al deposito, è finito coll’analizzare anche campioni raccolti in una remota regione dei Pirenei. Ebbene, questi campioni hanno fornito la prova che le minuscole particelle di plastica, trasportate dal vento, sono in grado di percorrere distanze estremamente lunghe, finendo anche nei luoghi più impensabili e lontani dalla civiltà umana. I ricercatori hanno in particolare misurato il numero di particelle di microplastica che si depongono ogni giorno sui Pirenei. Risultato: sono in media 365 le particelle di dimensioni uguali o minori di 0,3 millimetri che si posano ogni giorno su ogni metro quadrato di terreno, una quantità paragonabile a quella che piove sulle grandi aree urbane come Parigi, con 12,5 milioni di abitanti, o la metropoli cinese di Dongguan, con oltre 8 milioni di abitanti.

Altri ricercatori hanno analizzato i sedimenti e i rimasugli in territorio svizzero di quello che era un tempo il grande ghiacciaio dei Forni. Dai dati raccolti, hanno stimato a circa 162 milioni le particelle di plastica depositatesi sulla superficie del ghiacciaio. Questi studi confermano i dati raccolti nell’Artico, dove nei campioni prelevati dai ricercatori in cinque regioni del Mar Glaciale Artico sono state rilevate fino a 12'000 minuscole particelle di 17 tipi diversi di plastica intrappolate in un solo litro di ghiaccio.

Ma da dove provengono queste microplastiche?

Si distinguono due tipi di microplastiche: quelle primarie e quelle secondarie. 

Le microplastiche primarie sono quelle rilasciate direttamente nell’ambiente sotto forma di microparticelle dal lavaggio dei capi d’abbigliamento sintetici (35%), dall’abrasione dei pneumatici dei nostri veicoli (28%) e da numerose altre fonti come ad esempio le microparticelle aggiunte intenzionalmente nei prodotti per la cura del corpo (2%). Si stima che le microplastiche primarie rappresentino fra il 15% e il 30% delle microplastiche che finiscono negli oceani. 

Le microplastiche secondarie sono invece quelle prodotte dalla degradazione degli oggetti di plastica più grandi, come buste di plastica, bottiglie, reti da pesca, bastonicini cotonati per la pulizia delle orecchie, cannucce, bicchieri, piatti e posate, filtri per sigarette, ecc.

Come detto sopra, le microplastiche sono state trovate anche negli alimenti e nelle bevande. Le plastiche contengono additivi, come agenti stabilizzatori o ignifughi, coloranti e molte altre sostanze chimiche, parecchie delle quali sono tossiche e dannose per gli animali e gli umani che li ingeriscono. Ricordiamo che, non essendo sostanze naturali, le plastiche disperse nella natura si degradano in modo estremamente lento, in un arco di tempo che si conta in secoli. Per la decomposizione completa di una bottiglia di PET, ad esempio, occorrono 450 anni.

E cosa fanno le nostre autorità per limitare l’inquinamento da plastica?

Finora nulla di concreto. Lo scorso anno sono state tuttavia deposte nel parlamento federale ben 5 interpellanze e mozioni concernenti la marea di plastica e che sono in agenda per quest’anno 2019.

  • Lo scorso mese di marzo il Consiglio Federale ha respinto, ritenendola esagerata, la proposta della consigliera nazionale socialista Rebecca Ruiz che voleva vietare gli imballaggi di plastica per frutta e verdura e obbligare i dettaglianti svizzeri a usare buste compostabili.
  • Il parlamentare UDC Werner Hösli ha criticato dal canto suo la mania di incollare su ogni frutto in vendita un etichetta di plastica che poi finisce nel compostaggio
  • La parlamentare Verde Liberale Isabelle Chevalley fa notare che con 700 kg di rifiuti a testa all’anno noi Svizzeri siamo quasi campioni del mondo e chiede al governo dove si possa comperare una chiavetta USB senza l’ingombrante imballaggio di plastica.
  • Karl Vogeler, deputato del Partito Popolare Democratico, chiede al governo lumi sull’inquinamento da microplastiche provocato dai prati sintetici. Risposta immediata del governo: non sono ancora noti gli effetti delle microplastiche sugli ecosistemi
  • Ed infine la Commissione dell’Ambiente, della Pianificazione del Territorio e dell’Energia del Consiglio Nazionale chiede al governo di sedersi a un tavolo con le parti interessate per ridurre gli imballaggi di plastica e i prodotti di plastica usa e getta. Risposta del governo: nessuna necessità di agire.  La mozione è comunque stata accettata dalla camera bassa e dovrà ora passare, per diventare vincolante, le forche caudine del Consiglio degli Stati.

E qui da noi in Ticino?

Beh, qui da noi c’è addirittura chi chiede più plastica. È infatti di questi giorni la notizia del consigliere comunale PLR  di Chiasso Carlo Coen che ha chiesto, a nome della “tutela dell’ambiente”, di utilizzare i rifiuti di plastica per ….asfaltare le strade …. Così, alle microplastiche prodotte dall’abrasione dei pneumatici dei veicoli, andranno ad aggiungersi anche quelle prodotte dall’abrasione del manto stradale!