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3 milioni di anni fa ad appena 480 km dal polo sud crescevano i faggi

Articolo del 05 aprile 2019

L’ultima volta in cui nell’atmosfera c’era tanto CO2 come oggi, nel continente antartico crescevano delle foreste e le temperature vicine al polo sud superavano di 20°C quelle attuali

La paleoclimatologa e paleobotanica, Jane Francis, direttrice del British Antarctic Survey, un’istituzione di ricerca polare interdisciplinare con sede a Cambridge e antenne nell’Antartide e nell’Artico, ha annunciato il ritrovamento nel continente antartico di resti di faggete e di muschi che datano con ogni probabilità del Pliocene, un periodo geologico che va dai 5,3 ai 2,6 milioni di anni fa.

Analizzando i carotaggi dei sedimenti di quell’epoca e i resti fossili delle piante ritrovate, gli scienziati hanno ricostruito il clima di quell’epoca. Allora il contenuto di CO2 dell’atmosfera era pari a quello di oggi, la temperatura media del nostro pianeta era di 2°a 3,5°C più elevata di quella di oggi e il livello del mare dai 15 ai 20 metri superiore a quello di oggi.

Secondo Jane Francis questi ritrovamenti ci indicano chiaramente in che direzione sta andando il nostro clima e quali sono i pericoli ai quali stiamo andando incontro. Il professore Martin Siegert, glaciologo e co-direttore del Graham Institute dell’Imperial College di Londra spiega la cosa così: “col CO2 è come quando si accende un forno a 200°C, la temperatura desiderata non viene raggiunta immediatamente, ma occorre un po' di tempo prima che questo si riscaldi fino alla temperatura richiesta” e Jane Francis aggiunge: “quel che è importante è che adesso sappiamo in che direzione sta andando il clima con gli oltre 400 ppm (parti per milione) di CO2 che abbiamo immesso nell’atmosfera”.

Infatti sappiamo che da oltre un milione di anni la concentrazione di CO2 nell’atmosfera del nostro pianeta non ha mai superato i 300 ppm e ciò nonostante il fatto che in questo lasso di tempo si siano succedute una decina di ere glaciali alternate ad altrettanti periodi caldi. Nel 1850, all’inizio dell’era industriale, la nostra atmosfera conteneva solo 280 ppm di CO2. La prima volta che la barra dei 300 ppm è stata superata è stato nel 1950, quando l’automobile è diventata un prodotto di massa. Da allora abbiamo estratto dal sottosuolo e bruciato miliardi di tonnellate di combustibili fossili, facendo aumentare di anno in anno la concentrazione di CO2 nell’atmosfera, fino a raggiungere gli odierni 410 ppm. Se il consumo di combustibili fossili dovesse continuare ad aumentare al ritmo attuale, avremo sorpassato i 1000 ppm entro il 2100.

1000 ppm è quanto CO2 conteneva l’atmosfera 100 milioni di anni fa, quando l’Antartide era un continente completamente verde, senza l’ombra d’un ghiacciaio, e sulla terra correvano ancora i dinosauri. Allora il livello dei mari era di 70 metri più elevato di oggi. Se nei prossimi secoli tutti i ghiacciai della Groenlandia e dell'Antartide dovessero fondere come allora, Milano si troverebbe in riva al mare, l'Olanda, la Danimarca e vaste aree della Francia, dell'Inghilterra e della Germania finirebbero sott'acqua. Ecco perché occorre correre rapidamente ai ripari e ridurre drasticamente le emissioni di gas serra.

Per il professor Siegert non vi sono dubbi: “le conseguenze di quanto abbiamo fatto negli ultimi 150 anni le sentiremo anche in futuro” e “sarà la storia a giudicare come abbiamo reagito a questa sfida". Per il momento, purtroppo, non sembra affatto che ce la stiamo cavando bene.