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“Fridays for Future”: il battito d’ala di una farfalla all’origine di un uragano politico

Articolo del 15 marzo 2019

Questo venerdì 15 marzo milioni di giovani hanno abbandonato le aule inscenando la più vasta manifestazione mondiale di tutti i tempi

Tutto è iniziato lo scorso 20 agosto, quando la quindicenne svedese Greta Thunberg, invece di entrare in classe per il primo giorno di scuola dopo le vacanze estive, si sedette per terra davanti al parlamento svedese accanto a un cartello con la scritta “Skolstrejk för Klimatet”, sciopero scolastico per il clima. L’immagine fece il giro del mondo tramite i social, ottenendo un numero sempre maggiore di “like”. Nel giro di pochi mesi questa iniziativa individuale si è trasformata in un vero e proprio tsunami mondiale di protesta che coinvolge oramai milioni di giovani in oltre 120 paesi.

Lo sciopero per il clima di questo venerdì è iniziato in Asia e Oceania. Quando qui da noi dormivamo ancora sonni tranquilli, decine di migliaia di giovani si sono riversati per le strade di Hong Kong, Sydney, Bangkok e Nuova Delhi, per citare solo le città più importanti, in segno di protesta contro la passività dei governi nella lotta contro il riscaldamento climatico.

Con l’avanzare delle lancette degli orologi, la protesta dei giovani di Fridays for Future si è allargata all’Europa con 235 cortei in Italia, 220 in Germania , 216 in Francia, 129 in Svezia, 111 in Gran Bretagna, 78 in Spagna, 37 in Portogalli, 33 in Belgio e 31 in Irlanda, per citare solo i paesi in cui le manifestazioni sono state più numerose

Anche la Svizzera non ha fatto eccezione, infatti manifestazioni per il clima si sono svolte in una trentina di località elvetiche con una partecipazione impressionante di giovani. A Zurigo sono stati 12'000, a Berna 10'000, a Losanna altri 10'000, a Ginevra 5'000, a Bellinzona oltre 4'000, a Lugano 2'000. Altre migliaia di giovani sono sfilati a Basilea, Friborgo, Lucerna, Neuchâtel, Zugo, Coira, Soletta, San Gallo, Thun e addirittura a Frauenfeld in Turgovia, una città tutt’altro che abituata a vedere manifestazioni di piazza.

Non è la prima volta che la gioventù svizzera si mobilita per esigere una maggiore protezione del clima: venerdì 18 gennaio erano stati in 22'000 a manifestare, sabato 2 febbraio in oltre 38'000 e questo venerdì 15 marzo quasi 60'000. Secondo il quotidiano svizzero tedesco Neue Zürcher Zeitung si tratta delle più imponenti manifestazioni registrate nel nostro paese da parecchi decenni.

Di fronte alle dimensioni assunte dalla protesta a favore del clima, le autorità scolastiche di molti cantoni hanno deciso di tollerare le assenze dalle lezioni, alcune ne hanno addirittura approfittato per approfondire il tema del clima anche nelle classi che non hanno partecipato allo sciopero. Altre invece, come quelle del Vallese e di Friborgo, le considerano ingiustificate e intendono sanzionarle.

Va notato che le manifestazioni studentesche più imponenti si sono registrate in Italia, paese che era rimasto finora piuttosto al margine alla protesta contro il cambiamento climatico e dove sono scesi in piazza oltre un milione di giovani. A Milano il corteo ha dovuto addirittura cambiare percorso, perché i 100'000 manifestanti non avrebbero trovato posto in Piazza Scala e hanno quindi dovuto terminare il loro corteo in Piazza Duomo.

I francesi hanno dal canto loro deciso di agganciare a questo venerdì di sciopero scolastico anche la cosiddetta “Marche du Siècle” per il clima, in programma per sabato 16 marzo e alla quale sono invitati tutti, giovani e adulti.

Terminate in serata le proteste in Europa, sono iniziate quelle nelle due Americhe, con 500 cortei negli Stati Uniti, 54 in Canada, 28 in Messico, 21 in Brasile e 18 in Argentina. Anche i giovani dell’America di Donald Trump hanno dunque sfidato il loro presidente, noto per essere il principale negazionista del cambiamento climatico.

Cresce nel frattempo anche il sostegno esterno ai giovani di Fridays for Future. In Germania, Austria e Svizzera oltre 23'000 scienziati hanno firmato in appena due settimane un appello dal titolo evocatore di Scientists for Climate, in cui ribadiscono il loro sostegno alla protesta dei giovani e sottolineano l’urgenza di una politica efficace per limitare un’ulteriore riscaldamento del clima. Nel frattempo anche i genitori dei giovani hanno iniziato a lanciarsi nella battaglia climatica, creando l’associazione Parents for Future