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Allarme rosso sul clima

Articolo del 15 marzo 2019

Secondo uno studio pubblicato lo scorso 11 marzo nella rivista scientifica Nature Climate Change ci restano soli 11 anni di tempo per ridurre a zero le emissioni di CO2 e per limitare l’aumento della temperatura media globale a un massimo di 2°C 

Jonathan Lamontagne, professore presso la Tufts University a Boston e autore di questo studio, ha passato in rivista con i suoi supercalcolatori oltre 5 milioni di possibili scenari climatici futuri per individuare quelli in grado di limitare il riscaldamento a 1,5°C. Risultato: purtroppo solo una manciata di questi scenari permettono di limitare il riscaldamento a 2°C, come previsto dagli accordi sul clima di Parigi del 2015, ma nessuno è in grado di limitarlo a 1,5°C, come auspicato invece dall’ultimo rapporto dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, creato nel 1988 da due organismi dell’ONU, ossia dall'Organizzazione meteorologica mondiale e dal Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale. Sempre secondo questi calcoli, l’obiettivo dei 2°C può essere raggiunto solo se si riuscirà ad azzerare completamente le emissioni di CO2 da combustibili fossili entro il 2030, cioè entro un lasso di tempo di soli 11 anni.

Se le emissioni dovessero invece iniziare a calare solo a partire dal 2030, come previsto negli accordi di Parigi, la temperatura media globale salirà di oltre 3°C. Attualmente l’umanità immette nell’atmosfera ogni anno circa 40 miliardi di tonnellate di CO2 di provenienza fossile, con tendenza crescente. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia il consumo di petrolio dovrebbe infatti continuare a crescere almeno per i prossimi 5 anni. In altri termini, raggiungere l’obiettivo zero emissioni nel 2030 appare una chimera.

L’unica soluzione percorribile, secondo il rapporto speciale dell’IPCC, sarebbe quella di filtrare il CO2 dall’atmosfera con nuove tecnologie ancora tutte da inventare e da collaudare, per poi seppellirlo nuovamente nel sottosuolo. Tuttavia, anche se questa soluzione fosse fattibile, il che è tutt’altro che probabile, i suoi costi sarebbero immensi.