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La madre di tutte le estinzioni di massa iniziò con un aumento brutale del CO2

Articolo del 01 marzo 2019

Dai geologi e dai paleontologi viene ricordata come “The Great Dying”, la grande estinzione di massa della fine del cosiddetto permiano, e fu scatenata da gigantesche eruzioni vulcaniche nell’odierna Siberia, che scaraventarono nell’atmosfera enormi quantità di CO2

Ha avuto luogo 252 milioni di anni fa, vide aumentare le temperature al suolo di 11 gradi centigradi e costò la vita al 95% delle specie marine e al 70% di quelle terrestri. Oggi, della fauna marina di allora, troviamo innumerevoli fossili di ammoniti e di trilobiti incapsulati nei sedimenti pietrificati di quell’epoca.   

L’enorme quantità di CO2 emesso allora dai vulcani avvolse l’intero pianeta per milioni di anni in una specie di sudario, che bloccò il calore sulla superficie del pianeta, diminuì il livello di ozono nella stratosfera, permettendo ai raggi ultravioletti del sole di “bombardare” la troposfera (la parte dell’atmosfera direttamente in contatto col suolo, quella in cui viviamo), causò piogge acide di intensità mai vista prima e fece praticamente scomparire l’ossigeno dagli oceani soffocando letteralmente la maggior parte degli organismi marini. In tali condizioni la vita nei mari e sulla terra si ridusse al lumicino.

Per la prima volta gli scienziati dell’Università di Washington sono ora riusciti a ricostruire al computer i cambiamenti subiti dal clima del nostro pianeta prima, durante e dopo la grande estinzione. Hanno così scoperto che prima delle eruzioni vulcaniche siberiane le temperature e i livelli di ossigeno erano simili a quelli odierni, che i gas serra emessi dai vulcani fecero poi salire progressivamente la temperatura della superficie terrestre di circa 11°C, il che provocò a cascata una diminuzione dell’ossigeno atmosferico di oltre il 75% e del 40% quello disciolto nelle acque degli oceani, i cui fondali finirono addirittura per essere praticamente privi ossigeno. Ecco spiegato il perché della scomparsa del 95% degli organismi marini.

Questa grande estinzione di massa dovrebbe incitarci a riflettere sul CO2 di origine fossile che stiamo immettendo giorno dopo giorno nell’atmosfera del nostro pianeta. Al ritmo attuale, alla fine del secolo, avremo raggiunto il 20% del riscaldamento climatico del tardo permiano e nel 2300 potremmo raggiungerne il 50%. Le conseguenze di tutto ciò oramai le conosciamo.