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Le isole Marshall arrischiano di affogare nell’oceano

Articolo del 27 febbraio 2019

Gli abitanti delle isole Marshall sono confrontati a una scelta tragica: lasciare la loro patria o alzare il livello delle loro isole. Ma per quest’ultima soluzione mancano i soldi

Le isole Marshall sono degli atolli paradisiaci abitati da 75'000 persone e situati nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, fra Hawaii e le Filippine, a migliaia di km di distanza dal prossimo continente. Il loro problema: il punto più alto di queste isole è a meno di due metri sopra il livello del mare.

Assieme agli arcipelaghi di Kiribati, Tuvalu e le Maldive, le isole Marshall saranno i primi stati del Pacifico a finire sott’acqua a causa dell’innalzamento del livello dei mari, causato dal riscaldamento climatico. Secondo uno studio pubblicato su Science Advances l’aumento del livello del mare potrebbe contaminare con acqua salata le riserve di acqua dolce di queste isole già entro il 2030 e renderle completamente inabitabili entro il 2050.

Occorre dunque correre rapidamente ai ripari. Secondo la presidente delle isole Marshall, Hilda Heine, l’unica soluzione è quella di alzare fisicamente il livello delle isole principali. Ciò significa in pratica dragare materiale dagli atolli inabitati, portarlo sulle isole abitate per innalzare il livello del terreno. La conseguenza di tutto ciò è la distruzione di preziosi biotopi, ma è il prezzo da pagare per salvare dall’estinzione di un’intera cultura.

È oramai da anni che il governo delle Marshall s’impegna in prima linea e in modo deciso nella lotta al riscaldamento climatico. Le Marshall sono anche il paese che si è speso maggiormente per la realizzazione dell’accordo sul clima di Parigi.

Ecco perché la presidente Hilda Heine si è dichiarata profondamente delusa dall’uscita degli USA dall’accordo, decretata da Donald Trump, e perché insiste pesantemente presso l’Unione Europea affinché convinca Trump a ripensarci.

Gli Stati Uniti hanno utilizzato uno degli atolli delle Marshall, il Bikini, fra il 1946 e il 1958 per testare 66 bombe atomiche, fa cui anche la Castel Bravo, la più potente che gli usa abbiano mai fatto detonare, e mantengono ancora oggi una base missilistica su uno degli atolli.