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Centrali Nucleari: profitti ai privati, costi ai contribuenti e alle generazioni future

Articolo del 03 febbraio 2019

Secondo il rapporto finanziario del dipartimento USA dell’energia, pubblicato lo scorso dicembre, i costi per immagazzinare in modo sicuro i residui radioattivi delle centrali nucleari americane ammonteranno a quasi 500 miliardi di $, cento miliardi in più di quanto stimato appena l’anno precedente

Queste cifre non tengono conto dei miliardi già spesi finora. A titolo di esempio: il solo risanamento del sito della centrale di Hanford è costato ai contribuenti americani nell’arco degli ultimi 30 anni la bella somma di 170 miliardi di $, cifra che non comprende tuttavia nemmeno lo stoccaggio definitivo dei 212 milioni di kg di scorie altamente radioattive, depositate attualmente in siti provvisori. Ricordiamo che a Hanford si produceva in passato il plutonio destinato alla fabbricazione delle bombe nucleari americane.

65 anni dopo l’inizio dello sfruttamento dell’energia nucleare a scopi pacifici il problema dello stoccaggio definitivo delle scorie radioattive prodotte dalle centrali nucleari non è ancora stato risolto in alcun paese al mondo. Si calcola che il volume globale di queste scorie ammonti oramai a circa 250’000 tonnellate. Si tratta di scorie che rimarranno radioattive per centinaia di migliaia di anni e che, come lo dimostrano le catastrofi di Cernobyl e di Fukushima, possono inquinare e rendere inabitabili vasti territori di uno stato.

Finora nessuno dei siti proposti per lo stoccaggio definitivo delle scorie radioattive (una volta sigillato, un tale sito deve essere sicuro per 1 milione di anni) si è rivelato idoneo: troppi i rischi di infiltrazioni di acqua o di vulnerabilità ai terremoti.

In Svizzera la ricerca di un sito adatto è stato affidato nel 1972 alla NAGRA, la società cooperativa nazionale per lo stoccaggio delle scorie radioattive. Dopo quasi 50 anni di ricerche e di lavori siamo però ancora ai sondaggi preliminari. Uno de grossi problemi posti dallo stoccaggio definitivo delle scorie altamente radioattive è dato anche dal calore e dai gas da esse sprigionati. Sapendo poi che ogni edificio costruito dall’uomo e ogni documento da lui stilato sono destinati a sparire entro una manciata di migliaia di anni, non è affatto chiaro come questi depositi potranno essere segnalati alle 33'000 generazioni future, che, se tutto va bene, popoleranno i nostri territori nel corso del prossimo milione di anni. Perché, una volta sigillato il deposito definitivo, c’è il fortissimo rischio che dopo neanche una manciata di secoli esso venga completamente dimenticato, esponendo le future generazioni al pericolo di contaminazioni radioattive, nel caso in dovessero effettuare delle trivellazioni proprio nel posto sbagliato.